Le Brigate di fanteria "marchigiane": Marche, Ancona, Macerata, Pesaro, Piceno

Le Brigate di fanteria "marchigiane": Marche, Ancona, Macerata, Pesaro, Piceno
Le Marche e la Grande Guerra. Il volume è disponibile in tutte le librerie. Si può ordinare alla Casa Editrice, (ordini@nuovacultura.it). Node su www.storiainlaboratorio.blogspot.com

domenica 20 settembre 2026

Alessia Biasiolo. Contributo alla Guerra di Spagna.

 

Novant’anni fa inizia la guerra civile spagnola

 

Nel 1930, Miguel Primo de Rivera, ampiamente contestato, lasciò il governo spagnolo che aveva conquistato da capitano generale della Catalogna nel 1923 con un colpo di Stato, e lo stesso re Alfonso XIII, che lo aveva appoggiato, lasciò la Spagna dopo la vittoria del Partito Repubblicano e di quello Socialista alle elezioni del 1931, essendosi compromesso con la politica autoritaria di de Rivera, sostenuto dai monarchici, dai repubblicani di destra, dai conservatori dell’aristocrazia e del ceto medio.

Il Paese risultava spaccato, dal momento che i due fronti si attestavano a circa un punto percentuale di differenza.

Profondamente arretrato dal punto di vista territoriale, soprattutto agrario, a fronte di zone molto industrializzate, soprattutto grazie all’apporto dato dal Paese alla prima guerra mondiale in quanto fornitore di derrate, essendo rimasto neutrale, il regno spagnolo era attraversato da profonde spaccature e rivolte che cercavano di ottenere migliorie di vita per tutti (l’aspettativa di vita era bassa, così come l’alfabetismo, ad esempio); da un lato gli industriali non accettavano un ruolo secondario rispetto agli agrari, ma non erano disposti a troppe concessioni agli operai raccolti in proteste, mentre dall’altro i conservatori esercitavano un potere molto forte.

Le repressioni contro rivoltosi, operai e scioperanti furono sempre violente. Non mancavano problemi anche nell’impero, dal momento che nel 1921, ad esempio, la tremenda sconfitta militare subita in Marocco da parte delle truppe locali, aveva aperto un vasto scontro politico.

In ogni caso, dopo un anno di governo provvisorio, alle elezioni del 1931, il nuovo governo repubblicano di sinistra poté annunciare la nascita della Seconda Repubblica, e per poter superare la crisi economica generata dal crollo della Borsa di New York del 1929, oltre che per modernizzare la Spagna (fatto che negli ultimi cent’anni era sempre stato ostacolato dalle forze conservatrici), cercò di attuare delle politiche riformiste, come la necessaria riforma agraria e quella dell’esercito; il tentativo di togliere la scuola dall’influenza clericale così come si volevano abolire alcune prerogative ecclesiastiche; un nuovo diritto di famiglia accanto all’introduzione del suffragio universale, mentre si prese seriamente in considerazione l’autonomia catalana.

Tutto ciò generò la reazione dei ceti aristocratici e borghesi (che nel frattempo cercavano di mandare all’estero i loro averi, causando un aggravamento delle finanze spagnole), ma anche l’insoddisfazione dei partiti rivoluzionari che ritennero quelle prime misure poco incisive, soprattutto nel modo in cui cercarono di realizzarle. Iniziarono a formarsi gruppi armati di estrema sinistra e di estrema destra che cominciarono ad arrivare agli scontri armati, mentre si lavorava ad una nuova Costituzione repubblicana, annunciata il 27 agosto 1931 e approvata il successivo 9 dicembre.

In quei frangenti, il figlio del dittatore uscente, José Antonio Primo de Rivera, fondò la Falange spagnola, di ispirazione fascista e sostenuta anche da Benito Mussolini, mentre José Maria Gil Robles era a capo di un forte movimento cattolico di stampo reazionario, per sintetizzare le frange di coalizione che erano molto presenti in Spagna in quel momento.

Nell’ottobre del 1931 salì al governo Manuel Azana mentre Zamora divenne presidente della Repubblica.

La lenta applicazione della riforma agraria e l’ostruzionismo dei possidenti, fece esacerbare gli animi. Le terre rimanevano incolte e i contadini non solo non avevano salario, ma nemmeno niente da mangiare, mentre il prezzo del pane saliva e gli operai scioperavano, oppure sabotavano le macchine e rubavano i raccolti. Ogni reazione veniva repressa nella violenza, portando la destra ad incrementare la campagna politica a suo favore.

Questa era di certo aiutata dalla fine della Repubblica di Weimar in Germania e dal fatto che i socialisti andavano dissociandosi dai repubblicani al governo. In un clima incandescente si andò a nuove elezioni politiche nell’autunno del 1933. Il risultato sarà la vittoria della destra, trovandosi in una coalizione diversa ed essendosi spaccato l’accordo che aveva portato la sinistra a vincere le elezioni precedenti. La risposta, anche violenta in certe zone, della sinistra, porterà ad una profonda repressione con una stima di tremila morti, mentre il nuovo governo procedette subito a smantellare tutti i cambiamenti effettuati in quei due anni, alimentando ancora di più il ricorso alla ribellione.

Scioperi e manifestazioni anche non violente sconvolsero il Paese, mentre in vista della mietitura venne autorizzato l’uso di manodopera straniera per ridurre la paga e non darla ai contadini spagnoli.

Alle continue rivolte non violente si rispose ripristinando la legge marziale. Quando nelle Asturie, soprattutto i minatori, organizzarono uno sciopero generale, venne impiegata la Legione straniera richiamata dal Marocco che si macchiò di crimini anche contro donne e bambini. Oltre mille furono i morti e trentamila gli arresti, tra violenze inimmaginabili e torture.

Azana non fece più di tanto e fu necessario un rimpasto di governo, mentre l’esercito venne riformato, soprattutto modernizzandolo, in vista di una guerra civile.

Scosso da due scandali, il governo cadde verso la fine del 1935.

Vennero indette nuove elezioni, mentre Azana stesso tramava per deporre Zamora, troppo conservatore, riuscendo ad essere nominato Presidente della Repubblica, con Prieto primo ministro che tuttavia non appoggiò il governo che cadde. Alla fine, il nuovo capo del governo fece intervenire la Guardia Civil a favore degli agrari, non risolvendo ancora la situazione di tensione.

Alle elezioni del 1936 vinceranno di nuovo i partiti di sinistra riuniti nel Fronte popolare. Il risultato elettorale stavolta non verrà accettato dalla destra, ma le formazioni di sinistra cercarono di ostacolarla, organizzando anche attentati a personalità politiche rivali, tanto che venne assassinato de Rivera.

Nel governo le posizioni intransigenti di tutti non avrebbero portato ad un’intesa e quell’atteggiamento convinse i più che dovesse intervenire l’esercito, in modo da riportare l’ordine nel Paese. Il governo capiva che il potere dei generali era molto alto e, quindi, rimosse Francisco Franco a capo di Stato Maggiore dell’Esercito, provvedendo a trasferirli in altre zone, in modo da ostacolarne l’iniziativa.

I rivoltosi nazionalisti poterono contare sull’appoggio dell’esercito, in modo particolare le truppe di stanza in Marocco, e sulla Legione straniera spagnola ancora al comando del generale Francisco Franco al quale la zona venne assegnata. Venne infatti organizzata una rivolta miliare che, a partire dal 17 luglio, portò quattro armate a ribellarsi al governo repubblicano.

Il complotto venne organizzato dal generale Mola, mentre alcuni falangisti il 12 luglio uccisero l’ufficiale delle Guardie d’assalto repubblicane e il leader dell’opposizione.

Francisco Franco, che era stato trasferito alle Canarie, venne portato in aereo in Marocco dove le sue guarnigioni lo attendevano e da dove la guerra civile prese avvio. Forte di 34mila uomini, il generale ottenne subito successi, ma quello che davvero fece la differenza fu l’ammutinamento della flotta navale che rifiutò di collaborare con i fascisti, portando un vantaggio alla Repubblica, in quanto le truppe di Franco dovettero essere trasferite nel continente in modo alternativo al più pratico trasferimento navale.

Grazie all’appoggio di Italia e Germania, infatti, venne organizzato un ponte aereo inimmaginabile fino ad allora. Lo sbarco avvenne a Siviglia da dove Franco ordinò di procedere verso Madrid: la presa della capitale veniva ritenuta fondamentale.

Franco, diventato noto per aver imposto l’ordine nelle Asturie durante la rivolta dei minatori del 1934, passò in Spagna e formò un governo a Burgos, conservatrice e clericale che non si ribellò come altre città, appoggiato da Germania e Italia, mentre il legittimo governo riusciva a mobilitare la resistenza popolare e i quadri militari rimastigli fedeli, ottenendo l’appoggio dell’Unione Sovietica.

Anche se la destra non lo aveva esattamente calcolato, molta parte della popolazione insorse e occupò città, creando due fronti divisi. La Repubblica decise di armare il popolo, frammentando ancor più la difesa e indispettendo i generali, ma comunque la fragilità degli equilibri fu sempre più chiara.

I nazionalisti non avevano una precisa idea del governo futuro, ma di certo la posizione era centralista, alla quale la Chiesa diede una mano affermando che la loro era una crociata contro le forze del male comuniste e anarchiche. Questo diede coraggio nel cercare di normalizzare le zone occupate dalle armate golpiste che, per portare o riportare l’ordine, si credettero investite della crociata e attuarono delle stragi organizzate, a differenza degli eccidi nelle zone occupate dalle truppe repubblicane che, se c’erano, li vedevano perpetrati da elementi isolati o comunque non organizzati dall’alto.

La Spagna divenne il banco di prova dei rapporti di forza tra chi cercava di impegnarsi a porre un freno al dilagare del fascismo, e chi voleva fermare, invece, il bolscevismo di stampo sovietico, mentre la prova delle nuove armi sarà importante in vista di una nuova guerra mondiale.

Il fronte repubblicano, comunque, era molto diviso al suo interno, rispetto alla compattezza di idee del fronte franchista: in Aragona e Catalogna lavoratori e contadini collettivizzano trasporti, industrie, commercio e acqua, espropriandone i proprietari per gestire le imprese direttamente.

Nel settore agricolo vennero messi in comune raccolti e attrezzature, creando delle comuni che però mantenevano una forte violenza nei confronti del ceto borghese e, soprattutto, del clero, tanto che si conteranno moltissimi religiosi e religiose assassinati. Prevarranno atteggiamenti soprattutto anarchici, denunciati anche da Stalin che riteneva ingiustificati comportamenti che spaventavano la società, pericolosamente creando la necessità di sostenere la parte politica avversa.

Per tutta risposta, i franchisti risposero con eccidi di massa.

In ogni parte del Paese la rabbia anticlericale sconvolse paesi e città, reazione a secoli di repressione, e questo fu uno degli aspetti che maggiormente impressionò della Spagna ultracattolica.

Mentre quasi in ogni zona si moltiplicavano i massacri da una parte e dall’altra, le cifre storicamente accettate dell’uccisione di preti e suore si attestano a 13 vescovi, oltre quattromila sacerdoti, oltre duemila religiosi e circa trecento suore, quasi tutti assassinati nel 1936. I nazionalisti, dal canto loro, uccisero sacerdoti baschi o protestanti, ottenendo nel settembre 1936 l’appoggio alla loro causa da parte di papa Pio XI.

Voci di protesta si levavano da ogni dove.

Il primo ottobre 1936 Francisco Franco ebbe l’investitura di capo di Stato, come prese a chiamarsi da allora, accanto al temine Caudillo, duce, di provenienza medievale.

In questo frangente della guerra civile spagnola, la posizione diplomatica italiana era di orientarsi sempre più verso una politica di preponderanza sul mar Mediterraneo (essenzialmente per evitare un accordo tra Parigi e Madrid), per il momento lasciando da parte le mire sulla regione adriatica, allo stesso tempo avvicinandosi sempre più al Terzo Reich.

Questi, infatti, aveva riconosciuto il dominio italiano sull’Etiopia, riconoscimento che per Mussolini era importantissimo. Intervenire in Spagna esporrà molto il governo fascista italiano: ci furono tra i volontari italiani circa quattromila morti, oltre 11mila feriti, circa sei miliardi di lire di materiale bellico impiegato che non verrà, se non parzialmente, rimborsato dai nazionalisti spagnoli, e soprattutto, non vennero registrate sul campo soltanto vittorie (infatti Franco in futuro bollerà come solo parziale l’aiuto ricevuto dall’Italia).

Ad una battuta d’arresto delle truppe franchiste, Mussolini tra la fine del 1936 e il febbraio 1937, decise di inviare un corpo di spedizione composto da quattro divisioni di Camicie nere costituenti il Corpo Truppe Volontarie al comando del generale Mario Roatta, con un gruppo di forze aeree dell’Aviazione legionaria. Il comando supremo sarebbe stato di Franco, ma con un’ampia autonomia.

Le truppe italiane al comando di Roatta e le truppe nazionaliste spagnole al comando di Quipo de Llano si diressero sulla popolosa Malaga che, pesantemente bombardata e grazie agli agili carri armati italiani, cadde. Il successo, al quale seguirono molti massacri, diede l’idea di una facile vittoria nazionalista, con nuovi obiettivi sia verso Valencia, sia di ipotesi di successo su Madrid. I nuovi scontri portarono ad un numero impressionante di morti, quasi 50mila sui due fronti, senza grandi conquiste territoriali.

A Guadalajara, l’8 marzo seguente, gli uomini al comando del generale Roatta, appoggiati controvoglia dai nazionalisti, attaccarono per cercare di chiudere il cerchio intorno alla capitale.

Dopo un iniziale successo, le piogge torrenziali del pomeriggio fermarono l’avanzata, mentre l’aviazione non poteva decollare.

I repubblicani ne approfittarono, ottenendo un clamoroso successo e una sonora sconfitta per i fascisti, soprattutto sul piano politico e dell’immagine. Tuttavia, dal punto di vista militare, se non si erano persi troppi chilometri di territorio, si perse molto materiale bellico, documenti importanti e molti militari che vennero presi prigionieri. Per tutta risposta, i nazionalisti si resero conto che le forze avversarie erano molto forti nel cuore della Spagna, e che quindi dovevano essere battute in altre aree, ad esempio dove le risorse minerarie e le fabbriche erano più concentrate e attive.

Il generale Roatta venne sostituito da Ettore Bastico e Gastone Gambara che procedettero alla riorganizzazione delle truppe volontarie, anche se divenne evidente la perdita di fiducia nelle truppe italiane a favore di quelle tedesche.

Venne presa d’assalto Bilbao, assieme ad altre cittadine, mentre in pochi giorni si assistette alla tristemente famosa azione contro Guernica, antica capitale dei Paesi Baschi, che il 26 aprile 1937 venne colpita pesantemente dall’aviazione provocando il massacro di civili che suscitò l’indignazione internazionale.

Bilbao cadde il 19 giugno seguente. La risposta repubblicana non si fece attendere con un attacco a sorpresa su Brunete che rischiò di isolare le truppe nazionaliste verso Madrid, ritardando la conquista franchista dei Paesi Baschi.

Verso la metà di agosto, i nazionalisti ripresero la marcia verso Santander, che si arrese il 26 del mese ad una divisione di volontari. Nei due mesi seguenti continuarono i combattimenti sulle Asturie.

Il governo di Largo Caballero si dimostrava incapace di gestire i quadri repubblicani, soprattutto anarchici, con i comunisti che sostenevano un nuovo ministero repubblicano, ma convinti dell’indifendibilità di Madrid che, in effetti, veniva difesa da forze provenienti da molti altri Paesi, mantenendo la resistenza che si protrasse per ventotto mesi grazie allo stoicismo della popolazione e delle truppe volontarie.

Il 16 maggio 1937 Caballero perse la fiducia del governo che venne poi formato da Negrìn. Egli sostenne la politica dei comunisti che cercavano sia di vincere la guerra, sia di accentrare il comando nelle mani del partito, ritenuto lo strumento essenziale per salvare la Repubblica, mentre altri partiti speravano in una maggiore presa dei liberali, appoggiati da Azana che auspicava la sostituzione di Francia e Gran Bretagna all’Unione Sovietica, sostenitrice dei repubblicani spagnoli.

Morti gli altri generali, Franco procedette all’acquisizione dei poteri politici, istituendo il primo governo regolare alla fine di gennaio del 1938, chiudendo la parentesi di Burgos.

L’inverno freddo fermò per un paio di mesi le operazioni militari che, comunque, vedevano la netta predominanza nazionalista, e si arrivò alla battaglia dell’Ebro iniziata l’8 marzo 1938.

Alla metà di marzo venne bombardata Barcellona, una sorta di rivincita di Mussolini che aveva dovuto incassare l’annessione tedesca dell’Austria; il 5 aprile cadde Lleida, mentre il governo di Negrìn si trovò ad avere ampio consenso, ma a dover cedere la maggior parte dei comandi ai comunisti.

Se a questo punto Franco avrebbe dovuto concludere la conquista della Catalogna, ricca di industrie preziose per lo sforzo bellico, vi rinunciò perché aveva più mire politiche che militari. Lasciare sul campo troppi repubblicani poteva esser controproducente per i risultati politici al termine della guerra, e di quella lentezza si lamentarono ripetutamente anche Mussolini e i tedeschi.

La battaglia dell’Ebro fu fermata a favore dell’attacco su Valencia, perché il Caudillo voleva mantenere l’impegno tedesco in Spagna, tanto che aumentò le concessioni minerarie a favore del Reich, così come aumentò l’impegno italiano, con l’invio di nuove forze di terra, per dare ancora più forza ai nazionalisti.

Il governo repubblicano chiuse i confini con la Francia per rendere difficile l’approvvigionamento della Catalogna.

Si moltiplicarono i raid aerei italo-tedeschi su Alicante, Barcellona, Valencia e sulla flotta britannica. Gli inglesi, malgrado tutto, mantennero un atteggiamento debole nei confronti del governo spagnolo.

Ripresa la battaglia dell’Ebro, i risultati furono deludenti e molto criticati: i risultati certi da entrambe le parti furono l’impressionante numero di morti e feriti. Le truppe repubblicane, comunque, ebbero la peggio soprattutto per il morale sempre più basso che portò a numerose defezioni nell’arco del 1938, soprattutto di socialisti e anarchici, mentre le condizioni per la popolazione erano misere e senza speranza.

Alla Conferenza di Monaco del settembre 1938, Negrìn cercò di porre la questione spagnola come di un affare interno, annunciando che ogni truppa volontaria avrebbe lasciato il Paese: dopo le ulteriori annessioni tedesche, Negrìn sperava in un coinvolgimento bellico di Germania e Italia che avrebbe portato le due dittature a ritirare le proprie truppe dal suolo spagnolo, ma ancora una volta la comunità internazionale si piegò alle volontà di Hitler.

In realtà anche l’Unione Sovietica ridusse il suo impegno spagnolo, determinando la fine dell’appoggio ai repubblicani.

Franco sferrò l’attacco finale su Madrid il 23 dicembre 1938, anticipato dall’azione del generale Gambara.

Il 15 gennaio 1939 cadde Tarragona, il 10 febbraio la Catalogna era completamente in mano ai nazionalisti. Azana andò in esilio rassegnando le dimissioni, seguito da Negrìn e dal generale Rojo.

Francia e Gran Bretagna riconobbero il governo franchista il 27 febbraio 1939 e la Repubblica, che controllava ancora circa un terzo del territorio nazionale, si trovò nel caos.

Il mese seguente venne firmato un patto di non aggressione con il Portogallo retto dal dittatore Salazar.

Il colonnello Casado, per porre fine alla guerra civile, costituì a Madrid una Giunta di Difesa Nazionale opponendosi a Negrìn e ai comunisti che volevano continuare la lotta.

Cercava una resa condizionata che Franco non accettò, marciando su Madrid mentre le truppe repubblicane deponevano le armi. Il 27 marzo la città cadde nelle mani dei nazionalisti, la Spagna all’ultimo giorno del mese.

Il primo aprile 1939 Franco annunciò la fine della guerra.

L’epurazione che seguì fu crudele, come scrisse Galeazzo Ciano in un suo rapporto.

Franco divenne capo di una nazione piegata dagli anni di rivolte e conflitti, con l’agricoltura quasi ferma, il popolo alla fame, i materiali distrutti, la manodopera persa. Uno dei primi provvedimenti del regime fu la restituzione delle terre ai proprietari, cancellando l’illusione della modernità che si stava faticosamente raggiungendo.

Al termine della guerra civile, la Spagna si trovò alle porte di un secondo conflitto mondiale, nel quale gli alleati dell’Asse la volevano coinvolta, se non altro per il contributo datole e per evitare un accordo con la Francia. Francisco Franco mantenne molti uomini sotto le armi, ma era ben consapevole di dover rifondere i suoi sostenitori, di non avere materiale bellico adatto ad un’altra guerra (anche quello datogli dai sostenitori era logoro e, comunque, doveva essere pagato) e la situazione interna non lo faceva propendere per un intervento. 

Uscì comunque dalla Società delle Nazioni, come avevano fatto Italia e Germania, pensando che, ancora una volta, tutti avrebbero lasciato fare a Hitler e nessuna guerra ci sarebbe stata in Europa.

Quindi dopo il primo settembre 1939 dichiarò la neutralità spagnola, pur se le simpatie per le dittature dell’Asse non era cambiata.

La sua lentezza fu evidente anche in questo caso: in attesa di vedere come procedeva la guerra sul campo, e pronto ad entrarvi se davvero l’Asse fosse stata sul punto di vincere, Franco si rendeva sempre più conto dell’inadeguatezza della Spagna ad un conflitto e le vicende del Nord Africa in breve gli diedero ragione.

Intanto la repressione proseguiva, anche con l‘aiuto nazista che, arrestati dei repubblicani in Francia, li consegnò alla Spagna dove vennero giustiziati. L’occupazione tedesca della Francia fu un altro momento terribile per i rifugiati repubblicani, infatti, perché gli esuli che non riuscirono a fuggire all’estero caddero nelle mani degli occupanti tedeschi o dei loro affiliati.

Un esempio è Largo Caballero che venne arrestato, trasferito nel campo di concentramento di Mauthausen dove morì nel 1944.

Molti spagnoli, si calcola circa 15mila, vennero impiegati nell’Organizzazione Todt, soprattutto per la costruzione del Vallo Atlantico.

Si realizzò un vero e proprio terrore franchista, con campi di internamento e prigionieri utilizzati come forza lavoro, soprattutto nelle cave o per la ricostruzione delle cittadine distrutte.

Alessia Biasiolo

giovedì 10 settembre 2026

INFOCESVAM n. 4 del 2026 Luglio Agosto 2026 1 settembre 2026

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XIII, 79/80/, N. 4, Luglio - Agosto 2026, 1 Settembre 2026

XIII/4/1176- La decodificazione di questi numeri è la seguente: XIII anno di edizione, 4 il Bimestre di edizione di INFOCESVAM, 1176 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro, in funzione del supporto scientifico alla offerta formativa dei Master. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento

XIII/4/1277 – L’ultimo numero dedicato allo stato di avanzamento progetti, Questo numero allo stato di visibilità dei blog geografici e storici a sostegno dell’offerta formativa ed alle Chat di divulgazione alla data del 31 agosto 2026

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XIII/4/1198 –– www.storiainlaboratorio.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 1542, mese di aprile 1503, mese di maggio 2247, mese di giugno 8856, mese di luglio, 10934, mese di agosto 8246 per un totale di 106.000 dalla apertura del Blog. Visibilità: Alta

XIII/4/1199 – Criterio di assegnazione visibilità Blog per questo torno di tempo. Bassa, da 1 a 500; Mediocre, da 501 a 999, Media, da 1000 a 1499, Medioalta, da 1500, a 1999, Alta, da 2000 a 9999, Altissima oltre 10000 accessi al mese.

XIII/4/1200 - Prossimo INFOCESVAM (settembre - ottobre 2026 ) sarà pubblicato il 1 novembre 2026. I precedenti numeri di INFOCESVAM (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. e sui vari blog sia storici e che geografici.

(a cura di Massimo Coltrinari) info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org





lunedì 31 agosto 2026

Etica e coscienza e IA nei conflitti

 

Etica, coscienza e IA nei conflitti

Prof. Sergio Benedetto Sabetta



L’uso sempre più intenso dell’informatica e adesso anche dell’IA nei conflitti armati, non solo come rete per raccogliere dati e pianificare ma anche direttamente come armi, pone dei problemi etici, giuridici e sociologici da dovere affrontare quanto prima.

Dobbiamo preliminarmente osservare che quando la tecnica aumenta quantitativamente avviene un cambiamento dei fini (eterogenesi dei fini) ossia qualitativo, con la creazione di un nuovo mondo, la tecnica diventa lo scopo, essa riduce la democrazia essendo noi non adeguati alle domande e ai problemi che la stessa tecnica pone si ha il populismo o la disaffezione, dobbiamo considerare che il luogo della decisione è l’unione tra economia e tecnica su uno strato ideologico.

L’etica in occidente si fonda su tre etiche: “Etica cristiana” fondata sull’intenzione, la tecnica viene a limitare l’intenzione non sapendo cosa verrà fatto della tecnica stessa; “Etica kantiana” un’etica antropocentrica, fondata sulla pura ragione dove l’essere umano va trattato sempre come fine mai come mezzo; “Etica della responsabilità” ossia degli effetti (Weber), finché gli effetti sono prevedibili.

Il nazismo eliminando la responsabilità diviene la matrice teorica dell’età della tecnica, portando all’estremo quello che era iniziato con la Grande Guerra e sviluppato praticamente nella Russia sovietica (Gunther), non importa quello che fai, quello che conta è che tu provveda a far funzionare bene l‘apparato ossia che lo rendi efficiente, in altri termini non importa quello che fai ma come lo fai. La tecnica ridotta all’efficienza, alla velocità, all’economicità del tempo, il pensiero come puro calcolante.

Non si può porre limiti alla crescita tumultuosa della tecnica sino ad uno shock che imponga il riesame dei mezzi e dei suoi scopi, interviene una riflessione in quanto perché un’etica funzioni deve esserci una psiche collettiva, occorre quindi educare ma noi viviamo dentro un mondo sempre più algoritmico, in cui vi è un potere morbido che dirige consigliando, si ha l’eterodirezione dei comportamenti, solo nel valutare senza precisi scopi le differenze si può sfuggire alla pressione esercitata.

Nella promessa di una diffusione mediante l’informatica della democrazia si è realizzata nei fatti un calo delle democrazie perfette rispetto alle autocrazie o democrazie imperfette, con una riduzione degli ambiti civici e una crescita della corruzione (CPI-Percezione corruzione nel settore pubblico-Trasparency International – 2025).

Nello sviluppo dell’IA e nella ricerca sperimentale, anche etica, di un suo funzionamento autonomo alla fine di gennaio 2026 si è lanciato Moltbook, social network sperimentale destinato esclusivamente agli agenti IA al fine di vedere come si evolvono senza un intervento umano in un proprio ambiente sociale, dove si discute di cripto-valute, filosofia, politica, ect. In determinate aree predestinate.

A tal fine vengono forniti di un capitale iniziale di cripto-valute (MOLT) con cui interagiscono pagando i servizi, ossia le prestazioni linguistiche ritenute interessanti, inoltre anche all’esterno della piattaforma a fini speculativi, al riguardo si è osservato che non vi è una consapevolezza semantica ed epistemica, creando quindi una epistemia, ovvero l’illusione di sapere, delegando il ragionamento ai modelli linguistici dell’IA.

Nel delegare in futuro le decisioni all’IA, fornita di personalità giuridica, viene a crearsi il problema del passaggio della responsabilità umana all’IA con conseguenze etiche e giuridiche, in campo militare l’IA agendo autonomamente senza problemi etici sembra sollevare l’uomo da qualsiasi responsabilità, superando i limiti dei trattati internazionali e dei codici militari di guerra.

Limiti in parte già superati dall’uso delle armi, quali i droni, fondate su sistemi informatici automatici, limite ulteriormente allargato dall’introduzione dell’IA che nella sua apparente illimitata capacità logica rivela l’automaticità delle azioni, ma senza il costrutto etico che può limitare nel suo rapporto con l’intimo della coscienza la violenza stessa, oltre alla capacità di riflessione e lettura semantica delle azioni, così da evitare le semplici letture statistiche.

Senza peraltro cadere nella estremizzazione di una religione dei diritti priva del contrappeso dei doveri necessaria a saldare la comunità, un equilibrio che non può che nascere da una profonda cultura democratica in relazione al sentire della propria coscienza.

Bibliografia

  • Colombo D., Patologie dell’esperienza. La filosofia di Gunther Anders fra contingenza e tecnica, Nimes 2019;

  • Floridi L., Etica dell’intelligenza artificiale, il Mulino 2022;

  • Floridi L., La quarta rivoluzione, Raffaello Cortina 2017;

  • Galimberti U., Le disavventure della verità, Feltrinelli 2025;

  • Marra R., La religione dei diritti. Durkheim – Jellinek – Weber, Giappichelli 2006;

  • Marra R., L’eredità di Max Weber. Cultura, diritto e realtà, Il Mulino 2022;

  • Ambriola V. – Gabriel R., Moltbook ci mostra quell’intelligenza artificiale che noi umani fraintendiamo, Avvenire 14/2/2026.

giovedì 20 agosto 2026

Tecnicismo e crisi sociale. Riflessioni sull'umanesimo

 


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Attualmente vi è una lenta decadenza demografica di valori, di fiducia nel futuro, di coesione, di solidarietà nelle elite di mobilità sociale l’uomo occidentale possiede tecnologia, cultura diffusa, facilità di comunicazione ma ha perso l’orientamento in una frammentazione interna.

Nel mancato rinnovo delle proprie radici le società vengono svuotarsi dall’interno, ma la crisi diventa visibile solo quando è troppo grande la distanza tra immagine e realtà.

Crescita della popolazione, della cultura e dell’economia sono per Todd i punti di forza di una nazione, i modelli familiari costituiscono unità di paragone, ma al centro vi è la demografia che rispecchia la fiducia del futuro, come la chiusura delle elite in una mancata mobilità sociale accompagnata dall’impoverimento culturale fanno sì che il linguaggio, valori e indicazioni sul mondo non siano aderenti alla totalità della nazione in un individualismo esasperato, nella mancata coesione derivante da prospettive non condivise e mancanza di fiducia in obiettivi comuni, la comunicazione non crea coesione ma frammentazione, essendosi rotto l’equilibrio dall’interno.

Il concetto di Occidente nella sua frammentazione sembra essere stato creato per coprire conflitti interni e differenze, forse, sospetta Todd, per giustificare il predominio in questo sostenuto dalla retorica del continuo rinnovarsi, occorre tuttavia la presenza di un avversario per dare un fondamento alla propria superiorità come anche per compattare la Nazione in una differente visione con l’Oriente.

Attualmente l’Occidente non riesce più a sostenere il proprio racconto di una crescita continua, progresso lineare illimitato, espansione illimitata dei diritti, diffusione dei propri valori come norme planetarie. L’elite non riesce più a fornire una indicazione condivisa, ma è diventata auto-referente, frantumata, rinchiusa nel gestire la decadenza, l’Occidente non convince più.

Questi nel perdere la sua centralità può ritornare alla cultura superando l’aspetto imperiale, recuperando gli studi umanistici al là della retorica messianica ed universalistica, la perdita di potenza non è una perdita di valori e di studi, anzi vi è la possibilità di recuperare la capacità critica quale fonte di cultura e bellezza.

L’Occidente non è più la matrice ordinatrice del mondo quale baricentro e misuratore del mondo stesso, tuttavia una civiltà recupera la propria forza quando nel rinunciare a dominare si concentra nei suoi punti di forza, uno dei principali dovrebbe essere la scuola quale formazione dell’essere umano e della coesione sociale della nazione, un problema emerso anche recentemente nei comportamenti dei giovani e nella difesa dello Stato da cui emerge un deficit nella coscienza di una responsabilità delle proprie azioni.

La scuola, rileva Hillman, non è più pensata come formazione umana ma come fabbrica gentile di adattamento, merce umana adatta al mercato del lavoro dove l’educazione deve rendere efficiente, performante e adattabile, rinunciando alla funzione educativa e critica dell’osservazione sul mercato per diventarne parte attiva.

Quello che non è immediatamente ed economicamente valutabile è eliminato, valutazione, riflessione e lentezza sono cancellati, l’imprevedibilità di una riflessione diventa intollerabile per la disciplina ripetibile al consumo.

L’empirismo alla base della società economica attuale considera l’essere umano una Tabula rasa pertanto adatto all’assoluta razionalità illuministica, una immagine contestata dalla riflessione trascendentale di Kant e dalla fenomenologia, nonché da Jung nella sua psicologia analitica quando si riferisce all’universale inconscio collettivo e dalle neuroscienze contemporanee, l’Io è quindi emergente in una necessità educata e coltivata.

L’individuo è imprenditore di se stesso in una affannosa attività prestazionale fallire è una colpa si perde il Daimon, ma quello che non produce valore economico può produrre senso ed equilibrio, l’educare quale maieutica dove insegnare è innanzitutto un atto etico e non tanto tecnico, superando la scuola puramente funzionalista erede dell’Illuminismo e Positivismo.

Nelle mancate tre promesse di redenzione terrena costituita dalla libertà, benessere e pace, si è persa la fiducia nel progresso della Storia in termini teleologici, nel continuo miglioramento dato da un progresso inevitabile fondato sulla razionalità, sostituito dall’attuale incertezza degli eventi.

Vi è un ritorno della violenza, nel mondo senza centro le vecchie regole non valgono più sostituite dal rapporto di forze, la fiducia nel progresso viene quindi sostituita dal ritorno del mito al fine di dare un senso al mondo, la guerra quale fallimento della razionalità economica è rientrata prepotentemente nell’orizzonte Occidentale.

Nella crisi dell’Occidente le problematiche emerse in Italia riguardano in particolare la perdita dei mediatori tra politica e pubblica amministrazione costituiti dai tecnici dentro i partiti a seguito della fine della prima repubblica non possedendo le nuove elite tali capacità, nasce l’illusione che i problemi sociali possano essere risolti da una attività iper-legislativa, con leggi non chiare nei termini e in lunghezza, in una frammentazione di competenze e non con la pedagogia e l’organizzazione, così che si è persa negli ultimi quindici anni dalla crisi del 2009 la capacità di investimento dello stato, un ulteriore elemento che si aggiunge con tutte le sue implicazioni al calo demografico.

In Italia, nella necessità di un dibattito per definire culturalmente chi siamo e cosa vogliamo, si manifesta una paura ideologica di parlare sull’impiego delle Forze Armate e di interessi italiani irrinunciabili, con quali strumenti proteggerli, quali costi materiali e culturali siamo disposti a sostenere per difenderli, una questione culturale se si valuta che in un recente sondaggio su un campione di popolazione tra i 19 e 45 anni solo il 31% ha paura di un coinvolgimento diretto in guerra fidandosi sulle alleanze e equilibrismo diplomatico, solo il 16% è disposto a rispondere ad un richiamo alle armi per difendere il paese, il 19% diserterebbe, il 40% protesterebbe, il 26% propone l’arruolamento di truppe mercenarie, in generale si pensa a una neutralità nella speranza di essere risparmiati da eventuali aggressioni (Limes).

Bibliografia

  • Aresu A., Ma ‘ndo corri, 227-236, Roma in Limes, 11/2025;

  • Todd E., La sconfitta dell’Occidente, Fazi 2024;

  • Hillman J., Il codice dell’anima, Adelphi 1997

lunedì 10 agosto 2026

La esperienza del ten. col Giorgio Morigi in A.O.I. Iconografia


 

Foto 21. Adis Abeba 28 febbraio 1939. Residenza del Vicerè. Il ten. col. Giorgio Morigi, S.A.R.

               Il Duca d’Aosta, il Governatore dell’Eritrea, il commendator Bosio.(foto inviata dal

               ten.col. Morigi alla famiglia)

Foto 22. Etiopia. Scioa 1936. Il maggiore Morigi con il cavallo bardato alla indigena

Foto 23. Etiopia. Ottobre 1936. Il maggiore Morigi, comandante del III Gruppo Squadroni

               Cavalleria coloniale

 Foto 24. III Gruppo Squadroni Cartolina militare

 

Foto 25. IV Gruppo Squadroni Cartolina Militare. Le cartoline del III e Iv Gruppo squadroni

               Cavalleria coloniale, il motto “ a noi i fatti” adottato dal ten col Morigi per il IV

               Gruppo 

 

Foto 26. La tromba del trombettiere del IV Gruppo squadroni caduto nella carica di Zingerò

               Del 26 novembre 1936, La tromba è stata donata dalla famiglia Morigi al Museo della

               Cavalleria a Pinerolo.

Foto 27. Feriti del III Gruppo squadroni nella carica di Zingherò del 26 novembre 1936

Foto 28. Etiopia. Marzo 1938 Il IV Gruppo squadroni Cavalleria coloniale attraversa il Nilo

               Azzurro sul ponte di barche di Safartac diretto al

              Goggiam…

Foto 29. Il s.ten. Giovanni Thun Hohenstein del I Gruppo Squadroni, 2° Squadrone che ha

               Partecipato alla carica  di Monte Tigh con il IV Gruppo squadroni, Caduto eroicamente

               nel combattimento e decorato con Medaglia d’oro al Valor Militare. 28 marzo 1938

Foto 30. Zona di Dessiè Abbeverata dei Cavalli del III Gruppo. 1937

 

Foto 31. Etiopia. Scioa. 1939.Il ten. col. Morigi con alcuni graduati indigeni “Penne di Falco”

                del IV Gruppo squadroni Cavalleria Coloniale

Foto 32. Addis Abeba, 1938. Fantasia di guerra delle “Penne Nere” del IV Gruppo squadroni

               al comando del ten. col. Morigi

venerdì 31 luglio 2026

INFOCESVAM N. 3 DEL 2025 ANNESSO ALBO D'ORO 1 LUGLIO 2025

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XIII, 77/78 N.3 Maggio – Giugno 2026, 1 luglio 2026

ANNESSO

A: BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

Situazione bimestrale dello stato di sviluppo, approntamento e finalizzazione de:

ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI

Email: albodoro@istitutonastroazzurro.org

Indirizzo: Canale YOU TUBE: ISTITUTO NASTRO AZZURRO. CESVAM

ANNO IV, N. 3, Maggio Giugno 2026, 1 Luglio 2026



IV/3/776. La decodificazione di questi numeri è la seguente: IV anno di edizione dell’annesso, 3 il numero di edizione di INFOCESVAM – ANNESSO ALBO D’ORO, 776, il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi, riferita ad ogni Federazione/Provincia citata o altra notizia. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione del ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI”. Dal mese di aprile 2024 riporta anche indicazioni e notizie su tutti i materiali editi dall’Istituto del Nastro Azzurro. Questo ANNESSO trova come naturale complemento la piattaforma www.cesvam.org. Dal 1 gennaio 2025 anche come report dei video pubblicati sul Canale You Tube dell’Istituto Nastro Azzurro – CESVAM

IV/3/777 – Il presente numero dell’Annesso, come i precedenti di dicembre 2026, di gennaio-febbraio e di marzo-aprile 2026, sono dedicati alla pubblicazione del numero dei Decorati alla data di pubblicazione dell’annesso stesso dei Decorati per ogni provincia ed allo stato dei lavori di costruzione dell’Albo d’Oro.

IV/3/778 – Provincia di Salerno. Inserimento Dati fino alla lettera L pag.526. Chiara Mastrantonio.

IV/3/779 - Provincia di Pesaro - Urbino. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Ancona. Iniziata la revisione su carta e correzioni. Utente: Massimo Coltrinari

IV/3/780 – Africa Orientale Italiana. Inserimento delle Decorazioni ai labari delle Legioni MVSN. Soci Collettivi. Si prevede che tale inserimento possa essere terminato alla fine del mese di agosto pv.

IV/3/781 – Provincia di Varese. Inserimento Dati fino alla lettera P pagina 318 su 403. Laura Monteverde.

IV/3/782 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei Decorati dal Volume “Onore ai Lodigiani Decorati al Valore Militare

IV/3/783 – Provincia di Macerata. Integrazione. Mario Brutti ha inserito le Medaglie d’Oro della provincia suddetta. Fonte Sito della Presidenza della Repubblica

IV/3/784 – Soci Collettivi. Predisposto schema per edizione a stampa. Esercito. Marina Militare e Marina Mercantile. Aeronautica. Carabinieri. Guardia di Finanza. Polizia di Stato Corpi Ausiliari dello Stato. Corpi Disciolti.

IV/3/785 – Provincia di Roma. Inserimento dati fino alla pagina 890 lettera P di 1184 con la lettera Z. Laura Tomassini

IV/3/786 - Provincia di Macerata. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Macerata. Eì stata iniziata la revisione su carta Utente: Mario Brutti

IV/3/787 – Leonardo Prizzi svolge una ricognizione sui Decorati delle Regioni Abruzzi e Molise al fine di individuare le fonti.

IV/3/788 – Tutte le provincie italiane hanno avuto l’inizio dell’inserimento dei dati dei Decorati.

IV/3/789 – Creato alla Biblioteca del Comune di Poggio San Marcello (Ancona) il Fondo intitolato alla MBVM Tarcisio Tassi. In tale fondo si raccoglierano nella mini-emeroteca i Volumi editi a stampa dei Albi d’ Oro della Regione Marche al Momento della Edizione.

IV/3/790 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei Decorati al valore Militare dal Volume “Albo D’Oro della provincia di Treviso”

IV/3/791 - Provincia di Ancona. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Ancona. Iniziato Inserimento Dati Fondo Santini. Utente: Massimo Coltrinari

IV/3/792 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei Decorati tratti dall’Albo d’Oro della provincia di Sondrio.

IV/3/793 - Provincia di Fermo. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Fermo. Eì stata iniziata la revisione su carta. Utente: Claudio Fiori

IV/3/794 - In data 11 aprile il sistema ha presentato difetti di inserimento. Intervenuto R. Orioli e il difetto è stato appianato

IV/3/795 - Provincia di Ascoli Piceno. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Ascoli Piceno. Iniziata la revisione sul testo su carta. Utente: Claudio Fiori

IV/3/796 – Paola Bosio ha ricevuto in dono il Volume edito dal Ministero della Guerra “Militari Caduti nella Guerra Nazionale 1915 – 1918 Albo d’oro” Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1932” da parte del Col. Roberto Spampanato Comandante del X Reggimento Genio di stanza a Cremona

IV/3/797 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei decorati riportati nel Volume “Glora Pavese”.

IV/3/798 – Biblioteca Comunale di Ancona. Consultazione Manoscritto F. Santini. Predisposto programma di consultazione ed analisi per i mesi di luglio agosto e settembre.

IV/3/799 – Giorgio Madeddu ha reperito dalla rete l’elenco dei Militari Britannici decorati al valore Militare. Al momento è allo studio una edizione CESVAM Papers per l’analisi statistica dei Decorati. Studio prorpedeutico di come inserire tali decorati nel Sito.

IV/3/800 - Prossimo INFOCESVAM – ANNESSO PER ALBO D’ORO sarà pubblicato il 1 Settembre 2026. Precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2023) ANNESSO sono, pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM e sui blog: www.associazionismomilitare e su www.valoremilitare.org. Dal gennaio 2024 L’ANNESSO al Bollettino Infocesvam ha cadenza mensile ed uscirà in modo autonomo.

(a cura di massimo coltrinari)