Le Brigate di fanteria "marchigiane": Marche, Ancona, Macerata, Pesaro, Piceno

Le Brigate di fanteria "marchigiane": Marche, Ancona, Macerata, Pesaro, Piceno
Le Marche e la Grande Guerra. Il volume è disponibile in tutte le librerie. Si può ordinare alla Casa Editrice, (ordini@nuovacultura.it). Node su www.storiainlaboratorio.blogspot.com

sabato 28 febbraio 2026

Save The Date. 21 Giugno 2026 Incontro di Primavera. Osimo (Ancona)


L'Incontro di primavera del 2026 del Club si terrà ad Osimo (Ancona)

in collaborazione con la Federazione Provinciale di Ancona del Nastro Azzurro
 a sottolineare un connubio stretto tra il nostro passato e il presente come Ufficiali e come Marchigiani





 

venerdì 20 febbraio 2026

PER UNA LETTURA ANTROPOLOGICA DEI CONFLITTI

 

Sergio Benedetto Sabetta

 

            Con la rivoluzione industriale si ha la nascita dell’homo oeconomicus, dove guadagno e profitto diventano centrali nell’economia, il mercato nell’espandersi viene a coinvolgere tutta la società con il passaggio dal valore di uso al valore di scambio, ossia al prevalere del guadagno quale motivazione nella produzione con il fine ultimo dell’accumulo.

            Una volta avvenuto il passaggio il meccanismo non si ferma più necessitando la politica per regolarne il funzionamento, il mercato autoregolato genera proprie istituzioni il cui motivo centrale è il guadagno premiando una visione individualista fondata sull’Ego, al contrario nelle società primitive il singolo vale solo come comunità, nella mancanza della produttività si tende a non depauperare l’ambiente quindi non si premia chi è eccessivo per la sostenibilità, si crea la tendenza alla frugalità.

            L’introduzione delle macchine trasformano il mercato semplice in mercato autoregolato con proprie istituzioni, si introduce il principio del consumismo per sostenere la produzione crescente, esso assorbe tutto quello che serve alla produzione che una volta inserito nel ciclo produttivo non ne può uscire, necessita quindi la politica per riequilibrare l’eccesso.

            Nella massimizzazione dei benefici economici non vi è un rapporto con gli altri in termini di status ma è del tutto individuale (formativisti) , all’homo simbolicus proprio delle società preindustriali, dove il posizionamento ossia lo status sociale è dato dal prestigio (sostantivisti), si sostituisce l’homo oeconomicus.

            Occorre distinguere tra il principio e il modello, il primo è una logica nell’individuare le forme di integrazione economica dello scambio, il secondo è la forma concreta che assume il principio, ossia le strutture sociali e spaziali empiricamente osservabili.

            Antropologicamente l’economia si fonda su tre principi, la “reciprocità”, ossia su un sistema di doni differiti nel tempo, questo implica la fiducia, la “redistribuzione”, la quale presuppone un centro gerarchico, ossia una centricità, infine lo “scambio di mercato”. La reciprocità comporta l’esistere di una simmetria delle relazioni sociali ma in questa, come nello scambio di mercato, interviene la variabile tempo.

            La concezione del tempo per gli esseri umani è diversa nelle varie epoche e categorie, mentre gli animali sono preordinati nel genere umano la concezione temporale deve essere introitata, i comportamenti culturali che vengono progressivamente acquisiti una volta introitati diventano naturali, con la produzione industriale nasce la sincronizzazione del tempo al fine di adattarsi al funzionamento delle macchine, da questo il modello di standardizzazione del tempo si stende a tutto il vivere quotidiano, attualmente con il ritorno del risultato in rapporto al compito e non all’unità di produzione il tempo perde parte della rigidità acquisita.

            La reciprocità comporta una intera classe di scambi non coerenti nel gruppo, questo conduce a creare il confine tra un Noi e un Loro con relazioni differenti da instaurare, dove ingannare nel commercio o scambio all’interno (Noi) è riprovevole, mentre tale comportamento all’esterno (Loro) è prestigioso, nella redistribuzione si ha un ulteriore passaggio quale conseguenza ello scambio dei beni in una struttura gerarchica, la creazione ideologica della Società.

            Nella società preindustriale ogni atto di consumo è sacrificale tanto agli dei che a Dio, nella società industriale e post-industriale lo shopping quale atto sacrificale avviene in funzione dell’altro, ma la morte di Dio e degli dei scioglie il senso della comunità.

            I greci avevano capito che noi siamo costituzionalmente incompleti, interviene pertanto la techne (tecnica) quale fuoco donato da Prometeo, dove il logos ha ragione della tragedia, ma il classico è antieconomico in quanto non produce e induce libertà nel favorire il pensiero critico.

            Gli animali possiedono modelli di azione rigidi e precisi (istinto), gli esseri umani sono più flessibili mediante la cultura, un vantaggio nei mutamenti ambientali, ma la cultura attiva anche condizioni identitarie che a loro volta incidono sulle performance e la percezione, ma la tecnica non può sostituire il concetto divino quale ente spirituale, la dimensione simbolica del divino nel suo legittimare il potere (costruttivismo) non deve essere slegata dal biologico, ossia il reale, con la conseguente perdita dello spirituale quale risultato ultimo della secolarizzazione.

            Il potere non è solo politica ma è anche nel biologico quale necessità del coordinamento, tra i vincoli cognitivi incorporati vi è l’altro   che si affianca ai restanti vincoli cognitivi universali costituiti dal gioco, dalla persona, dall’ebrezza, dall’essere potenti, dall’eros e da thanatos, l’altro è la prima condizione per definire chi siamo, senza alterità non c’è identità e senza identità non c’è società.

            L’altro è necessario per definire il Noi collettivo, ossia la società, il corpo sente l’alterità, la mente organizza l’alterità, la cultura definisce l’alterità, la politica gestisce l’alterità, la storia incorpora l’alterità, l’economia sfrutta l’alterità (Vereni).

            Il rituale è necessario a coordinare la cooperazione, si può distinguere per i piccoli gruppi, immaginifico, o per i grandi gruppi nei quali rientrano gli stati o la burocrazia, rutinario o dottrinale, correttamente realizzato ossia formale, le sensazioni forti che dovrebbero nascere con i rituali creano coesione nel gruppo, senza che vi sia la necessità di una reale comprensione (dalla ritualità opaca alla opacità causale).

            Il rito è inteso come integrazione e non solo come compressione al fine del potere mentre con l’immaginifico la necessità di immaginare provoca fratture nella società con possibili eresie, il dottrinale allarga la comunità e la consolida, emerge con l’industrializzazione il nazionalismo come elemento unificatore, anche linguistico, che permette lo spostamento delle masse necessarie alla produzione secondo l’innovazione tecnologica.

            Nella seconda metà del ‘900 il concetto di progresso è entrato in crisi, sebbene con l’IA sia stato ripreso non è comunque sicuro, essendo in atto una crisi ambientale e ancora il ricordo della “soluzione finale”, riducendosi pertanto alla semplice tecnica quale potenza e alla sempre più sfocata idea messianica propria degi USA, il progresso diventa quindi semplice strumento di descrizione a cui subentra l’idea di decadenza.

            Viene meno nella sinistra la certezza dell’implosione capitalistica ma rifacendosi ad Hegel si afferma contro l’Illuminismo che la realtà non è obbligatoriamente razionale, nasce la paura del potere (cratofobia), l’homo oeconomicus diviene homo strategicus, individuo razionale fondato sull’interesse, subentra una cecità profonda delle dinamiche sociali, non si riesce più a scorgere nel potere l’ambiguità di fondo dove ad un potere fondato sulla forza si contrappone un potere fondato sul prestigio che aggrega a cui si affianca un potere di cura (es. madre figlio), la stessa sacralizzazione del potere nel rafforzarlo può portare alla sua limitazione dovendo ritualizzarlo.

            Prendersi cura è adattivo essendo proprio dei mammiferi, così che la leadership può assumere la funzione di tutela in presenza di una massa critica di cooperatori tale da potersi affermare contro i predatori, se questi ultimi superano la quota del 7-8% cessa la cooperazione con il crollo dell’efficienza del gruppo, ecco la necessità dell’aspetto punitivo e dell’ostracismo, tenendo presente che siamo animali imitativi attivati socialmente.

            Emerge chiaramente per l’Italia la necessità di una strategia che impedisca l’affermazione della categoria dei predatori tanto a livello sociale che industriale, al fine di salvare la coesione interna, questo sia all’interno che verso l’esterno, altrettanto a livello internazionale, dove l’economia nella sua assolutizzazione conduce al prevalere degli aspetti predatori, con una catena di conflitti intrecciati tra loro.

Bibliografia

·        Polanyi K., La grande trasformazione. Le origine economiche e politiche della nostra epoca, Einaudi 2010;

·        Mounk Y. , La trappola identitaria. Una storia di potere e di idee nel nostro tempo, Feltrinelli 2024;

·        Remotti F., Prima lezione di antropologia, Laterza 2000;

·                      Vereni P., Perché l’antropologia ci aiuta a fare politica (e vivere meglio), Castelvecchi 2021;

·        Vereni P., La ninfa e lo scoglio. Riflessioni sul senso dell’antropologia culturale, Universitalia 2023.

           

martedì 10 febbraio 2026

Piano Operativo Occupazione Monte Marrone redatto dal Col. Ettore Fruci, comandante la fanteria divisionale 1944

 

Allegato 50

1° RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO

COMANDO FANTERIA DEL RAGGRUPPAMENTO

N. 395 di prot. Op. 28 marzo 1944

Oggetto: Occupazione del M. Marrone.

Carta topografica: tavoletta 1 : 25.000 - Castellone al Volturno (ripr. U. T. dello S.M.R.E. ed. marzo 1944)

Allegati n. 3 (omessi).


Indirizzi….


I - Faccio seguito alla mia lettera n. 339 35 marzo, oggetto: " Schieramento settore Castelnuovo ".


II - Il giorno x, all'ora h, il btg. alpini « Piemonte >> darà corso all'occupazione di sorpresa del M. Marrone, attenendosi alle seguenti prescrizioni:

a) il movimento del grosso dovrà essere preceduto da elementi esploranti alleggeriti che, procedendo rapidamente ed affermandosi sulla linea di cresta, dovranno proteggere il successivo movimento degli scaglioni arretrati dalle dirette offese avversarie;

b) la occupazione della linea di cresta avrà carattere nucleare in corrispondenza dei punti più forti, più delicati, di maggiore dominio e di più vasto campo di osservazione e di tiro sul versante occidentale del M. Marrone;

c) nessun'arma automatica dovrà avere la direzione di tiro parallela alla osservazione ed alle provenienze avversarie, perció:

  • tiro fiancheggiante,

  • incrocio dei fuochi con le armi contigue,

  • nessuna postazione in vista, sia come rilevato sul profilo della linea di cresta, che come feritoie non schermate al tergo (basta un telo da tenda).


III. - Sia proceduto ad un conveniente e sollecito sgombero del campo di tiro dalla boscaglia, tenendo presente le prescrizioni relative ai tiri di aggiustamento dei mortai e delle artiglierie (§ VIII e IX).


IV. Tra i primi materiali, dovranno affluire sulla linea di cresta gabbioni, matasse di filo spinato, mine a strappo, talchè, prima di sera, sia già stato dato soddisfacente sviluppo allo stendimento dei reticolati e dei campi di mine (a non meno di 50 metri dalle postazioni delle armi); siano messe in opera molte bombe a mano, in funzione di mine, secondo istruzioni verbali già impartite.


V. La occupazione della cresta del M. Marrone ha valore di posizione di resistenza; essa perciò dovrà essere tenuta ad ogni costo contro eventuali azioni avversarie, che, presumibilmente condotte da grosse pattuglie, avranno il carattere di assoluta sorpresa, specie di notte.


VI. Il battaglione alpini « Piemonte » dovrà strettamente collegarsi tatticamente:


  • a sinistra: con la occupazione italo-polacca delle Mainarde (q. 1478);

  • a destra: con la occupazione di q, 1344 del CLXXXV btg. parac.;

  • con la occupazione arretrata q. 1180 che resta alle dipendenze tattiche del XXIX btg. bersaglieri.


VII. - II comandante del CLXXXV btg. parac.sti applichi, per la parte che concerne il suo tratto di settore, le prescrizioni di cui ai precedenti paragrafi II, lettera b), c), III e IV.


VIII. - Mortai da 81 (vedi lucido allegato n. 1).

a) Schierati: 2 plotoni mortai del CLXXXV btg. parac.sti, 6 mortai (2 per ciascuna cp.) del btg. alpini « Piemonte », 9ª e 10 ª cp. mortai del III/68° rgt. ftr.

Concorrono, per eventuali azioni di fuoco su mia esclusiva richiesta: 2 plotoni mortai del XXXIII btg. bersaglieri.

Non schierati: 2 plotoni mortai del XXIX btg. bersaglieri.

Totale: 36 mortai.

b) Compiti:

  • plotoni mortai del CLXXXV btg. parac.sti:

zona di sorveglianza n. 1,

tratti di sbarramento n. 11-12;

  • mortai del btg. alpini Piemonte:

zona di sorveglianza n. 2,

tratti di sbarramento n. 13-14-15;

  • 9ª cp. mortai del III/68" rgt. ftr.:

zona di sorveglianza n. 3,

tratti di sbarramento n. 16-17;

  • 10ª cp. mortai del III/68° rgt. ftr.: 10% cp. mortai del 111/68° rgt. ftr.:

zona di sorveglianza n. 4,

tratti di sbarramento n. 18 e 19;

  • plotoni mortai del XXXIII btg. bersaglieri:

tratti di sbarramento nell'alta Valle Viata (comuni alla difesa delle Mainarde).


c) Modalità:

  • i mortai dei btg. Piemonte e CLXXXV parac.sti agiscono alle dirette dipendenze dei rispettivi comandanti di btg.:

  • le cp. 9ª e 10 ª, al comando del comandante il III/68°, costituiscono massa di manovra alle mie dirette dipendenze;

  • i tiri di aggiustamento per lo sbarramento saranno effettuati il giorno x

dalle ore h alle ore h+60': 9ª cp.,

dalle ore h+60' alle ore h + 120': mortai del btg. alpini Piemonte,

dalle ore h+ 120' alle ore h+180': mortai del CLXXXV btg. paracadutisti,

dalle ore h+180' alle ore h+240': 10ª cp. morai;

  • riserva di comunicare il giorno x ed ora h prima della quale è vietato qualsiasi tiro.


d) Collegamenti:


  • con filo diretto: tra me e le cp. 9ª e 10ª ed i plotoni del XXXIII btg bersaglieri;

  • tramite rispettivi comandanti di btg rimanenti.


IX - Artiglieria:

  • IV/11° alle mie dirette dipendenze dalle ore 6 del giorno x;

  • btr. Alpina: continua a rimanere alle mie dirette dipendenze; azioni di fuoco soltanto su mio ordine;

  • II e III/11°: concorso in seguito a mia richiesta rivolta al comando I raggruppamento.


Compiti: nessuna azione di fuoco precederà od accompagnerà il movimento del btg.

Saranno invece:

  • effettuati tiri di accecamento sugli osservatori nemici principali (M. S. Michele, M. Mattone Colle dell'Altare), già in esecuzione sin dai giorni precedenti;

  • predisposti tiri di interdizione sulle principali vie di accesso alla zona di M. Marrone;

  • effettuati tiri di aggiustamento nei tratti di sbarramento « Aosta », « Ivrea» e « Torino» quando la cresta del M. Marrone sarà stata occupata.


Osservazione: la pattuglia O. C. del II/11º, già dislocata con il comando btg. alpini, seguirà nel movimento i reparti avanzati del btg. stesso in modo da stabilirsi e funzionare sulla vetta, appena raggiunta.


Richieste di fuoco: saranno effettuate direttamente da me e, parallelamente, servendosi delle pattuglie O. C.


Collegamenti:

  • a filo e radio: quelli in atto;

  • in caso di mancato funzionamento, e soltanto per quanto riflette lo sbarramento:

serie di razzi rossi: « apertura del fuoco »,

serie di razzi verdi: « cessazione del fuoco ».


X - Riferimenti: valersi del profilo del M. Marrone e relativa numerazione.


XI. - Collegamenti: restano invariati quelli disposti al paragrafo 8 del citato foglio n. 339.


XII. - Posto di comando: invariato.


XIII. -Prescrivo che le comunicazioni sollecite, complete ed esaurienti delle novità, mi siano inviate - con tutti i mezzi a disposizione - non appena si verificano, anche negative alle ore 3,30, 9,30, 15,15, 21,30 di ciascun giorno.


XIV. Riserva di comunicare giorno x ed ora h.


XV. Ricevuta.


Il Colonnello comandante

ETTORE FUCCI