Espressione della attività del Comitato Scientifico del Club Ufficiali Marchigiani riporta pagine e note di Storia militare riferite principalmente alle Marche come contributo alla conoscenza di questa Regione e espressione nostra di marchigianità
domenica 31 agosto 2025
mercoledì 20 agosto 2025
Ipotesi di trasformazione.
In relazione agli sviluppi che sono in corso, anche in considerazione di un migliore utilizzo di questo blog, si sta valutando se metterlo a disposizione, dal 1 settembre 2025, alla nuova iniziativa che al momento ha preso il nome di Studi Marchigiani di Storia Militare.
info: federazione.ancona@istitutonastroazzurro.org
domenica 10 agosto 2025
INFOCESVAM N. 3 DEL 2025
INFOCESVAM
BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE
centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
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ANNO XII, 65/66/, N. 3, Maggio - Giugno 2025, 1 luglio 2025
XII/3/1001 La decodificazione di questi numeri è la seguente: XII anno di edizione, 3 il Bimestre di edizione di INFOCESVAM, 1001 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro, in funzione del supporto scientifico alla offerta formativa dei Master. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento
XII/3/1002 - La sessione estiva di Laurea (Anno Accademico 2024 – 2025 ed anni accademici precedenti) per i Master di 1° Liv. Storia Militare Contemporana e Politica Militare Comparata dal 1960 ad oggi si è tenuta in sede il giorno 16 giugno 2025. Di seguito i nomi dei laureati.
XII/3/1003 – Progetto 2020/2 Prigionia italiana in mano Britannica 1941 -1947. Il Primo volume Africa Orientale Italiana 1935-1940. “Impero: tra realtà e propaganda” è nella versione Bozza 1 Revisione. Compilazione Indici dei Nomi propri, geografici e militari. La copertina è stata composta ed edita.
XII/3/1004 - Collaborazione CESVAM – Associazioni. Roma. 26 giugno 2025 il Direttore del CESVAM, presso la sede del Gruppo Medaglie d’Oro ha presidetuo alla presentazione del Volume di Giovanni Cecini “ I grandi Eroi della Seconda Guerra Mondiale”
XII/3/1005 - I Laureati alla Sessione di Laurea estiva di Politica Militare Comparata (vds XII/3/1002) sono: Dr. Casamento; Dr. Corona. Si sono ritirati per questo anno accademico 4 frequentatori.
XII/3/1006 - XII/2/984 – Progetto 2024/4 “Dal Corpo di Liberazione ai Gruppi di Combattimento” Predisposto il Manoscritto 1. Chiesto preventivo di Spesa alla Casa Editrice. Predisposta Bibliografia, Prefazione, Premessa, Ringraziamenti
XII/3/1007 - In distribuzione il n. 2 del 2025 della Rivista QUADERNI. Numero Copie su carta 250, di cui 200 in distribuzione, 10 Archivio Emeroteca, 40 a disposizione. Richiedere copie su carta a: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
XII/3/1008 - E’ in preparazione il “CESVAM REPORT” Settembre 2021 – Agosto 2025. N 4 della Rivista QUADERNI” che completa i Report Settembre 2014 – Agosto 2019 (2019) e Settembre 2019 – Agosto 2021 ( 2021). Richiesto preventivo di Spesa. Edizione speciale della Rivista “QUADERNI”
XII/3/1009 - I Laureati alla Sessione di Laurea estiva di Storia Militare Contemparane dal 1792 ad oggi (vds XII/3/1002) sono: Dr.ssa Pasin; Dr. Rustioni, Dr.Boldrini, Dr. Piccione, Dr. Picchierri, Dr.Foria. Si sono ritirati per questo anno accademico 5 frequentatori. Tutti i laureati hanno manifesto l’intenzione di continuare a collaborare con il CESVAM
XII/3/1010 – Castelferreti (AN) - Collaborazione CESVAM – Associazioni. Roma. 26 giugno 2025 il Direttore del CESVAM, insieme al presidente della Federazione Regionale delle Marche, MAVM Claudio Fiori, il 13 giugno 2025 ha presenziato al Convegno “81° anniversario del passaggio del Fronte 1944- 2025. E’ stata svolta la Relazione “Il valore militare al femminile durate la Guerra di Liberazione 1943 – 1945”. Ricordata la staffetta partigiana Teresa Vergalli.
XII/3/1011 - Canale You Tube dedicato all’Istituto del Nastro Azzurro. Mese di Maggio, 4 Video, mese di Giugno, 4 video. Redazione ed edizione a cura del CESVAM I video sono trasmessi ogni giovedì, (ore 08.00). Titolo Canale ISTITUTO NASTRO AZZURRO CESVAM
XII/3/1012 – In occasione della presentazione (Vds. XII/3/1004 del Volume di Giovanni Cecini il 26 giugno 2025 è stato consegnato l’Emblema Araldico al Dott. Goffredo Zignani, nipote della MOVM Goffredo Zignani, fucilato dai tedeschi il 19 novembre 1943 ad Elbassan (Albania). Il Dott. Goffredo Zignani ha chiesto di iscriversi alla Federazione Provinciale di Ancona, per continuare la collaborazione con il CESVAM.
XII/3/1013 - Progetto 2024/2 – Progetto “ 80° della Liberazione. 1944. I Martiti di Fiesole e gli Eccidi in Toscana”. Collaborazione con la Federazione Regionale della Toscana. Coautore Manuel Vignola. Predisposto il Manoscritto 2. Acquisti i dati della II e III Parte ( Vittine da 2 a 9 e Vittime da 10 a 49) Si hanno quindi tutti gli episodi (1415) in cui si sono avute vittime plurime
XII/3/1014 - Collaborazione CESVAM – Associazioni. Associazione Ex Allievi della Nunziatella Sezione del Lazio. Cinema in Divisa. Dato il contributo alla presentazione dei fil di carattere storico. Ed al Giornale illustrativo. Svolto mercoledi 11 giugno 2025 l’incontro di presentazione, alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, di Roma, l’incontro di presentazione per il 2025/2026.
XII/3/1015 - La sessione estiva di Laurea (Anno Accademico 2024 – 2025 ed anni accademici precedenti) per i Master di 1° Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale si è tenuta in sede il giorno 30 giugno 2025. Di seguito i nomi dei laureati.
XII/3/1016 - Progetto 2024/3 – Progetto “ Il Valore Militare e le Fosse Ardeatine”. Collaborazione con Aladino Lombardi. Contatti diretti con la Direzione del Museo della Liberazione di Via Tasso a Roma. Predisposto il Manoscritto n. 3. Predisposto i materiali per tutti i decorati. Predispostta Bibliografia, Premessa, Nota Autore, Presentazione e Prefazione .
XII/3/1017 – Pesaro – Collaborazione CESVAM Federazioni. Federazione Provinciale di Pesaro. Federazione Provinciale di Teramo, 13 giugno 2025. “ Lassu dove volano gli eroi. Storie di aviatori pesaresi e teramani. Il Presidente della Federazione Regionale delle marche dell’Istituto MAVM Claudio Fiori ha svolto un intervento sui temi del Valore Militare e suoi significati. Presentata una vetrina con alcune le pubblicazioni del CESVAM e del materiale divulgativo.
XII/3/1018 – Nel prossimo numero si darà conto delle CHAT attivate per agevolare la comunicazione circolare tra tutte le componenti CESVAM
XII/3/1019 - Gli articoli, note ed altro materiale per la rivista QUADERNI devono essere inviati alla Redazione (quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org) entro il 15 luglio 2025 p.v., per la valutazione e la preparazione del N. 3 del 2025. (Uscita luglio 2025)
XII/3/1020 – Progetto 2024/1 – “80° della Guerra di Liberazione. Monte Marrone. 1 -10 Aprile 1944. la svolta”. Predisposto in bozza i capitoli I, II, III, IV, e la Bibliografia generale e di pertinenza. Compilati La Premessa, Introduzione, Bibliografia, Nota dell’Autore. Richiesto il preventivo alla Casa Editrice. Predisposto il Manoscritto 2.
XII/3/1021 - In occasione della Conferenza (Vds. XII/3/1010) il 13 giugno 2025 è stato consegnato l’Emblema Araldico al Dott. Carlo Mariotti Zignani, nipote del pludecorato Carlo Mariotti, combattente della I e della II guerra mondiale Il Dott. Carlo Mariotti è socio della Federazione Provinciale di Ancona dell’Istituto del Nastro Azzurro
XII/3/1022 - I Laureati alla Sessione di Laurea estiva di Terrorismo ed Antiterrosimo (vds XII/3/1015) sono: Dr.ssa Bernardini; Dr. Sprenberg, Dr.Speranza, Dr. Garbo, Dr. Alfano , Dr.Revelli. Dr.Avallone, Dr. Aldramaki. Si sono ritirati per questo anno accademico 6 frequentatori. Alcuni di loro hanno manifesto l’intenzione di continuare a collaborare con il CESVAM
XII/3/1023 - Progetto 2024/3 – Titolo. “Dal Corpo Italiano di Liberazione ai Gruppi di combattimento”. Terminata la raccolta del materiale documentario e di quello iconografico. Predisposto il manoscritto 3. da predisporre la Copertina.Predisposto Nota Autore e Ringraziamenti. Predisposta Bibligrafia
XII/3/1024 – Indirizzo del Canale You Tube dell’Istituto Nastro Azzurro. La parola da digitare sulla icona di ricerca è CESVAM
XII/3/1025 - Prossimo INFOCESVAM (luglio - agosto) sarà pubblicato il 1 settembre 2025. I precedenti numeri di INFOCESVAM (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. e sui vari blog sia storici e che geografici.
(a cura di Massimo Coltrinari) info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
giovedì 31 luglio 2025
La leadership in un gruppo definito Dinamica di un sottosistema
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
“Fu una battaglia degna di essere ricordata
per il rabbioso coraggio delle truppe inglesi e per la straordinaria
incompetenza dimostrata dai generali di ambo le parti”
(Woodham - Smith, Balaclava, Rizzoli 2002)
Nell’attuale tumultuosa fase storica si
è ripresentata la necessità dell’esame dei criteri e degli impulsi che stanno
dietro alla creazione di una leadership, tanto più che il tutto è stato
notevolmente modificato dall’introduzione dell’informatica che attraverso i
vari sistemi di comunicazione ha reso più pregnante e sottile controllo e
leadership, anche attraverso uno svuotamento culturale a partire dalle nuove
generazioni che ha permesso di passare
dalla prevalente repressione alla più sottile suggestione che permette una
repressione indiretta, come già intuito da Gunther
Anderss.
Solitamente i membri del gruppo forniti
di leadership formale hanno la tendenza a proporre/imporre le proprie idee, avendone
i mezzi per indurre i membri del gruppo a modificare il loro agire, tuttavia
l’influenza sociale è un processo bidirezionale, circostanza che porta comunque
ad una influenza sull’azione del leader.
Accanto allo status riconosciuto e
formalizzato, vi sono leadership informali che possono nascere dalla
personalità (teoria della personalità) o dalle richieste funzionali della situazione
(teoria situazionale).
Si realizzano nel gruppo due
leadership, una esperta del compito, l’altra nel settore socio-emozionale, la
prima fornita dalle abilità tecniche necessarie, la seconda capace di fornire
risposte alle manifestazioni emotive all’interno del gruppo, i due ruoli
possono essere separati e convergenti, ma questo non esclude la possibilità di
raccoglierli in una unica leadership; pertanto il leader migliore risulta
essere colui che pur riuscendo a realizzare le attività del gruppo resta
sensibile alle opinioni e ai sentimenti dei membri.
Il fattore efficienza della leadership
si realizza praticamente come una variabile dipendente tra stile del leader e
tipo di situazione da affrontare, in altre parole l’atteggiamento del leader
dipende dalla situazione più o meno favorevole (Modello interazionista).
Fiedler
ha individuato a riguardo tre elementi che determinano la “favorevolezza”
della situazione:
·
L’atmosfera del
gruppo (fiducia, lealtà, rispetto);
·
La struttura del
compito, in cui vi siano istruzioni chiare per raggiungere uno scopo ben
definito;
·
Il potere che
possiede il leader in termini di ricompense e sanzioni.
In questo schema si può osservare che la relazione
leader-membri è la più importante, solo successivamente si strutturano il
compito e il potere, deve comunque notarsi che in gruppi caratterizzati da una
forte componente tecnica è su questa capacità che si fonda una notevole parte
della leadership.
Recentemente l’aspetto piuttosto
statico dello schema di Fiedler , per
il quale i tratti di una personalità restano immodificabili, è stato sottoposto
a critica in favore di una analisi della leadership come processo, emerge a
tale proposito l’importanza delle norme nella regolamentazione del
comportamento del gruppo, infatti viene evidenziato che ciascun individuo è
influenzato dalle norme comportamentali costituite nel gruppo talché il leader
è custode delle norme, ma può anche essere elemento innovativo proponente
l’adozione di nuove norme.
Hollander
osserva che la leadership si costruisce inizialmente sulla propria
“credibilità” di fronte al gruppo, definita come “credibilità idiosincratica”
questa fornisce la legittimità necessaria per influenzare i membri e innovare
le regole del gruppo, uno dei momenti fondamentali in questo processo è quello
di adeguarsi inizialmente alle norme del gruppo stesso, dobbiamo considerare
che tre sono le fonti di legittimità:
·
Il processo
mediante il quale il leader ha raggiunto la propria posizione, elezioni interne
o esterne, nomina da autorità esterna o altro;
·
Capacità di
raggiungere i compiti del gruppo;
·
Identificazione
del leader con gli ideali e le aspirazioni del gruppo.
Inoltre devono considerarsi i rapporti esistenti tra i gruppi, infatti sussiste una stretta
interdipendenza tra i processi all’interno del gruppo e quelli tra i gruppi, la
leadership viene consolidata dalla capacità relazionale intergruppi.
Bavelas concepisce i gruppi come “legami” di comunicazione nel
quale la leadership assume un ruolo corrispondente ad un “indice di centralità”,
in cui tuttavia la crescente complessità dei compiti impone l’analisi e
l’integrazione di una maggiore quantità di informazioni, circostanza che
conduce ad una decentralizzazione della comunicazione nel gruppo a seguito di
una sua superiore efficienza in presenza di una elevata elaborazione.
La funzione
integrativa che ricade solo su un soggetto può determinare un “sovraccarico
cognitivo”, si ché risulta più economico non centralizzare eccessivamente i
processi decisionali compensando rapidità di decisione e necessità di una ampia
raccolta ed elaborazione delle informazioni.
Altro elemento che interviene in un gruppo è la motivazione che per Vroom è una combinazione moltiplicatoria dell’aspettativa, intesa
quale probabilità soggettiva al raggiungimento di un determinato obiettivo, con
l’utilità soggettiva che il soggetto attribuisce alla meta-incentivo (teoria aspettativa - valore).
La formazione dell’aspettativa
è a sua volta il risultato del rapporto della scala di valori propri
dell’individuo con la specifica esperienza nel promuovere i comportamenti
necessari al raggiungimento dell’obiettivo, il raggiungimento della meta-incentivo
costituisce una funzione di rinforzo nel confermare l’impegno senza mai
confondere la “valenza dell’incentivo”, come soddisfazione anticipata, dal
“valore del risultato”, in cui vi è una soddisfazione reale.
In qualsiasi decisione rimane comunque la possibilità
di una “dissonanza cognitiva”, per cui il processo di decisione non si
esaurisce con la decisione stessa, ma restano sempre presenti le possibili
alternative scartate, si ché necessita una continua riconferma della decisione
presa al fine di ridurre tale tensione.
Questo può accadere in quanto, secondo la “teoria
della dissonanza cognitiva”, l’individuo tende a mantenere una certa coerenza
tra conoscenze, credenze e opinioni costituenti i propri elementi cognitivi,
questo induce ad eliminare la dissonanza proprio all’interno del dato cognitivo
dissonante di minore resistenza.
L’intensità della dissonanza cognitiva deriva
dall’importanza che la decisione ha per l’individuo, il numero delle
alternative che si presentano, le caratteristiche positive e negative delle
alternative.
Se il vincolo su una decisione è esterno l’intensità
della dissonanza è in rapporto inverso al valore dell’incentivo e viene a
diminuire nel tempo.
Questo bisogno di coerenza
mentale è caratteristico dell’attività post- decisionale, del tutto
differente dal “conflitto” che precede la decisione, nonché dal “rimpianto”,
nel quale si rifiuta la decisione presa polarizzandosi sugli attributi positivi
dell’alternativa rifiutata, ma il gruppo può essere anche un luogo conflittuale,
fonte e origine di frustrazione, del sorgere di ostacoli alla soddisfazione dei
propri bisogni, che diventano carichi di emotività, sia nell’ipotesi di
ostacoli ambientali organizzativi che nell’ipotesi inversa di carenze personali
psicologiche o professionali.
Tuttavia nonostante sia una esperienza spiacevole la
frustrazione non è sempre negativa e destabilizzante sul comportamento, se non
addirittura utile ai fini di una maturazione dell’individuo, quello che la
caratterizza è la sua intensità, la durata della stessa, la possibilità di
superarla mediante compensazione, nonché la sua arbitrarietà, pertanto la
tollerabilità del livello di frustrazione costituisce un indice della
maturazione dell’individuo, come la capacità di analisi critica del proprio
comportamento.
Se il fattore tempo è un elemento fondamentale sulle
dinamiche della frustrazione, altri “meccanismi di difesa” come l’autoinganno
possono favorire l’adattamento psicologico dell’individuo proteggendone
l’autostima.
Dobbiamo considerare che l’organizzazione è fonte di
incentivi per alcuni elementi propri dell’uomo, quali il successo, lo sviluppo,
l’autorealizzazione e la sicurezza.
In essa si sviluppano sentimenti quali l’orgoglio che
può assumere due facce opposte, quella di un alto livello di autostima o al
contrario di narcisismo, quando il singolo si pone quale causa predominante di
un evento nella prima ipotesi, instabile e controllabile, orientata
all’obiettivo, nella seconda stabile e non controllabile, presuntuosa rappresentazione
relativa al proprio sé globale.
Bibliografia
·
D. Campus, Lo
stile del leader. Decidere e comunicare nelle democrazie contemporanee, Il
Mulino, 2016.
domenica 20 luglio 2025
La Campagna d'Italia 1943 1945 L'Italia ed i rapporti con gli invasori. La politica Militare.
La campagna d'Italia iniziata con lo sbarco in Sicilia il 9 luglio 1943, per gli alleati significò inizialmente, il controllo delle rotte mediterranee. Conquistata la Sicilia con l’accettazione dell’armistizio del settembre 43. erano riusciti a far uscire l’Italia dalla coalizione hitleriana. Conquistata Napoli il 1 ottobre 1943, dopo tre settimane dallo sbarco di Salerno, puntarono decisamente verso nord con gli statunitensi gravitanti sul versante tirrenico ed i britannici sul versante adriatico. Con l'inizio della stagione autunnale, le condizioni meteorologiche sempre più avverse, la natura del terreno particolarmente adatta alla difesa rallentarono di molto la progressione alleata verso nord. Roma che si auspicava raggiungere in poche settimane, era sempre più lontana.
Per i tedeschi significò il controllo del territorio italiano, una ulteriore apporto diretto allo sforzo bellico con l’acquisizione delle ricchezze italiane, sopratutto quelle agricole, non disdegnando quelle industriali che di regola venivano trasferite ove possibile nel territorio metropolitano del Reich, un ulteriore acquisizione di mano d’opera, da utilizzare anche con regimi schiavistici, un sollievo per aver perso un alleato che si era rilevato i termini di concorsi operativi di poca consistenza. Tutto il rimanente potenziale militare italiano fu requisito dalla Werhmatch e con esso le forze armate tedesche completarono il loro equipaggiamento ed armamento dal settembre 1943 all’aprile 1945. Infine l’atteggiamento dell’esercito tedesco in Italia. La politica d’occupazione germanica nei confronti dell’Italia e della sua popolazione da settembre 1943 all’aprile 1945 era ispirata al concetto che le truppe operanti si sentivano e consideravano l’Italia un territorio nemico con quello che significa. Questo atteggiamento fu costante, anche dopo che fu costituita la Repubblica Sociale Italiana., e mai i tedeschi consideravano l’Italia repubblichina un territorio di un paese “alleato ed amico”. Nelle questioni fondamentali il governo fascista non disponeva di effettiva sovranità e la supremazia nazista si esplicò in piena autonomia e sancita con atti ufficiali d’imperio. Gli occupanti, come si consideravano i tedeschi, si riservarono il diritto di preda bellica, nonostante i governanti fascisti ritenessero giuridicamente insussistente tale pretesa.
Da questa impostazione discende la grande differenza che esiste nei rapporti tra Il Regno d’Italia e gli Alleati, e tra la Germania e la Repubblica Sociale Italiana, anche in tema di impiego di unità combattenti, dall’altissimo significato politico.
Sul piano strettamente politico, l’atteggiamento tedesco nei confronti di Salò fu improntato al totale divieto e rifiuto di impiegare unità combattenti italiane repubblichine al fronte meridionale, ed i comandanti tedeschi da Kesserling ai suoi più stretti collaboratori furono irremovibili nel derogare da questa linea politica. Il loro giudizio sostanzialmente era che non ritenevano i camerati italiani dei combattenti affidabili. Le quattro divisioni addestrate in germani, le altre unità dell’Esercito di Graziani, La Guardia Nazionale le Brigate Nere e le altre forze repubblichine dovevano essere impiegate sul fronte interno, a controllo del territorio, in funzione antipartigiana, nel settore logistico. Non faceva eccezione la X MAS, che peraltro non faceva parte delle forze armate della Repubblica Sociale, che in virtù di questo suo particolare status, riuscì ad inviare un Battaglione, il “Barbarigo”, sul fronte di Anzio, cosa che, in vicende abbastanza turbolente, costò anche l’arresto momentaneo del suo Comandante da parte fascista tanto era la frammentazione militare nell’ambito della RSI. Ampio era, invece, il reclutamento di camerati italiani nelle fila dell’Esercito tedesco e nelle unità delle Waffen-SS. Costoro prestavano giuramento al Furher e non erano considerati soldati italiani, ma tedeschi di origine italiana nel quadro del Grande Reich, come i norvegesi, i belgi, i francesi, i cosacchi ecc.
I rapporti in campo militare tra il Regno d’Italia e gli Alleati erano diametralmente opposti a quelli tedeschi. Gli alleati crearono subito le Unità Ausiliarie, poi le salmerie di Combattimento, cercando di avere uomini per la loro logistica militarizzati, al comando di ufficiali italiani. Dopo tre mesi dalla firma dell’armistizio unità combattenti italiane entrarono in combattimento a fianco degli alleati contro i tedeschi. Questo nell’ambito della Repubblica Sociale non accadde mai nel corso dei 600 giorni di Salò.. Anche gli alleati non avevano una grandissimo opinione degli italiani come combattenti, sopratutto i Britannici; questi infatti adottarono più o meno la stessa linea politica adottata dai tedeschi: erano contrari all’impiego in linea di unità italiane: Gli Statunitensi, di contro, consci della loro carenza in termini di uomini, erano propensi a formare unità combattenti italiane. Certamente anche loro avevano delle riserve e permisero la costituzione solo di una unità a livello di Raggruppamento Motorizzato (5000 uomini) e lo misero alla prova a Montelungo. Questa prova non fu soddisfacente, in parte anche per demeriti delle truppe statunitensi, e la questione pro o contro, rimase in sospeso fino a Monte Marrone. Qui si ebbe la svolta. Avendo constatato che la guerra in montagna doveva essere condotta da truppe specializzate e loro non ne avevano, con Monte Marrone gli Italiani dimostrarono di essere in grado di condurla, gli Statunitensi non esitarono a risolvere la questione a favore degli Italiani. Questo potevano sopperire alla carenza di uomini, assegnati sul versante adriatico che sostanzialmente era meno importante di quello tirrenico, e diedero tutto il loro appoggio al potenziamento delle unità di combattimento italiane.
Il passaggio dal I Raggruppamento Motorizzato al Corpo Italiano di Liberazione, da 5000 combattenti prima a 14000 poi a 25.000 fino a settembre 1944 combattenti segue questa logica ed avvenne due settimane dopo che Monte Marrone fu occupato e difeso.
L’Italia ebbe la possibilità di combattere, ma, cosa più importante, ebbe in nuce, il nucleo centrale da cui si generò, con nuova mentalità, nuovi metodi, nuovi criteri le forze armate della nuova Italia. Si può dire che da Monte Marrone, per merito di un battaglione di di Alpini, l’Italia uscì dal tunnel della seconda guerra mondiale con la sua sequela di sconfitte e ritirate ed iniziò un nuovo percorso nel campo militare e di politica militare.
giovedì 10 luglio 2025
La vicenda del "Conte Rosso" L'Azione di soccorso del Motoveliero "Elsa"
“L’AFFONDAMENTO DEL PIROSCAFO REQUISITO “CONTE ROSSO” - 24 MAGGIO 1941”.
APPENDICE 03/2025 DEL 01.07.2025
L’AZIONE DI SOCCORSO DEL MOTOVELIERO “ELSA”
Nell’ottobre del 2023 l’Istituto del Nastro Azzurro Fra Combattenti Decorati al Valor
Militare ha pubblicato, a cura del suo Centro Studi sul Valor Militare (CESVAM)
e per i tipi Archeoares, il saggio di Marco Montagnani,
“L’affondamento del Piroscafo requisito “Conte Rosso” - 24 maggio 1941”. Oramai
pressoché esaurito.
L’Autore
vuole divulgare, con cadenza mensile, salvo imprevisti o contingenze, appendici di ciò che per vari motivi non ha trovato posto nell’opera pur essendo
interessante, compresi aggiornamenti e correzioni ai suoi contenuti e le novità
importanti relative alla tragica storia del Piroscafo.
Ogni appendice è caratterizzata dalla
sintetica significatività dei suoi contenuti.
Chiunque volesse fornire a titolo gratuito
materiali per questa rubrica, la cui pubblicazione sarà insindacabilmente
valutata dalla Redazione, potrà scrivere all’indirizzo: federazione.asti@istitutonastroazzurro.org allegando la liberatoria che ne autorizza
la divulgazione. Detti materiali
non saranno restituiti salvo particolari accordi.
L’AZIONE DI SOCCORSO DEL
MOTOVELIERO “ELSA”
“Giuseppe Padovani, comandante del motoveliero “Elsa” – requisito
nel giugno del 1940 e messo a disposizione della Regia Marina Italiana – e i
suoi marinai riuscirono a salvare trentacinque naufraghi del transatlantico
“Conte Rosso”, affondato nel Mediterraneo centrale»
Il
grande piroscafo “Conte Rosso” era partito la mattina alle quattro del 24
maggio 1941 da Napoli […]. In occasione del suo affondamento, il motoveliero
Elsa del Compartimento di Rimini – che da circa un anno prestava servizio di
vigilanza antiaerea presso una base della Sicilia –, riceveva l’ordine di
salpare immediatamente per cooperare al salvataggio dei naufraghi. Gli
intrepidi marinai riminesi, ad onta del mare tempestoso avvolto nella più
assoluta oscurità, obbedivano all’ordine ricevuto e senza alcun indugio si
mettevano al seguito di una grossa unità navale per raggiungere il luogo.
Durante il tragitto, a causa del buio, perdevano il contatto. Privi della loro
guida e senza alcun orientamento di rotta, i nostri marinai vagarono sino alle
prime luci dell’alba, quando, fortunatamente, avendo scorto sul mare alcune
tracce del naufragio, riuscirono ad avere un punto di riferimento per
proseguire le ricerche e compiere l’atto altamente umano per cui si erano mossi
dalla base. Avvistata finalmente una zattera, con manovre assai difficili per la
furia degli elementi marini, riuscivano ad accostarla e a prendere a bordo del
loro motoveliero i ventuno uomini che vi si trovavano, alcuni dei quali feriti.
Successive ricerche portavano alla scoperta di un’altra zattera con altri
naufraghi che furono tratti a bordo dell’“Elsa”. Dopo aver scrutato ancora
invano la distesa infinita del mare per scorgere altri scampati al naufragio, i
nostri bravi marinai deliberarono di ritornare a terra, anche perché gli uomini
raccolti avevano bisogno di ristoro e di cure. Trentacinque furono le persone
salvate da Giuseppe Padovani e dai suoi valorosi marinai (dalla rivista
ARIMINUM – Anno XIX, n. 3, Maggio Giugno 2012).
lunedì 30 giugno 2025
Rivista QUADERNI N. 2 del 2025 Aprile - Giugno 2025
Nota Editoriale
Il N. 2 del 2025, 36° della Rivista, si apre in
Approfondimenti con il contributo di Giovanni Riccardo Baldelli “Il Regio
Esercito e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale: dicotomia o
scomoda convivenza?” un'analisi interessante di questa forza armata durata
vent'anni dal 1923 al 1943 qui nella sua prima parte. la seconda la M.V.S.N.
nella seconda guerra mondiale invece verrà pubblicata nel prossimo numero.
Segue in Dibattiti il contributo di Davide Corona: “L'attacco sulle Alpi,
Giugno 1940. L’Impresa della colonna “Boccalatte”; Alessia Biasiolo ci propone,
poi, un'articolo sulla “Rivoluzione in musica”. Andrea Lopreiato, fresco
laureato nel Master di storia militare presenta la sintesi della sua tesi “I
bombardamenti alleati durante la campagna d'Italia. Viterbo. Un'esemplare di
Case Study.; sempre in dibattiti “Una pagina di storia attraverso una mostrina”
articolo proposta da Leonardo Prizzi che ci dà un bel quadro
uniformologico del periodo preso in
esame, la guerra di liberazione. In Archivio Davide Dragonetti, anche lui
fresco laureato del Master di Storia Militare contemporanea ci propone una
ricostruzione attenta della “Operazione “Colossus” il primo raid britannico di
paracadutisti in territorio nemico”. Sempre in Archivio
Antonio Zoccola, su indicazione di Stefano Mangiavacchi, ci invia un bello
studio su “Mario Battisti, un eroe senza medaglia. 13 Aprile 1944 Badia
Prataglia (Arezzo). Passiamo quindi a Musei Archivi Biblioteche dove Giorgio
Madeddu ci illustra “Il primo numero de il “Nastro Azzurro”, la prima edizione
del 1924.
Nel Mondo in cui viviamo: la realtà d’oggi. la rubrica Una
finestra sul mondo’ ci offre una nota di Mario Pietrangeli che descrive “Il
ruolo delle ferrovie nel teatro di guerra del Medio Oriente (Prima Guerra
Mondiale) Eventi storici che sono alla base dell'attuale crisi
Palestinese-Israeliana” a cui segue l’articolo di Andrea Ciaverini, anche lui
di recente laureato al Master di Terrorismo ed Antiterrorismo. con la sintesi
della sua tesi “Il golpe di agosto del 1991 e il ruolo del KGB” presentato in
Geopolitica delle prossime sfide; chiude questa parte in Scenari, Regioni,
Quadranti, Guido Andrea Caironi, anche lui alumno, “Soccorsi con elicottero e
organizzazione sanitaria durante il conflitto coreano 1950 – 1953: nascita ed
implementazione dei sistemi strutturati di Medical Evacuation. Il Post
editoriale di Antonio Daniele, le tradizionali rubriche, con un interessante
intervento di Osvaldo Biribicchi in “Segnalazione Librarie”, Notizie CESVAM
chiudono questo numero, che ha in I di Copertina una foto di legionari della
M.S.V.M, impegnati nella guerra contro l’Etiopia (1935-1936), che rinvia
all’articolo di Giovanni Riccardo Baldelli sul tema tutto italiano di
Ordinamenti delle Forze voluti dalla Politica
in contrasto con le reali necessità militari e conseguente sperpero di
risorse ed indebolimento dello strumento militare; la IV di copertina dedicata alla Federazione
di Asti e a Marco Montagnani e al bel progetto realizzato dedicato alla tragica
del Piroscafo Requisito “Conte Rosso”. (massimo coltrinari,
direttore)
I di Copertina: “ Elementi
della M↓V.S.M in Africa Orientale Italiana 1935-1936.
IV di Copertina La
Copertina del Volume “L’affondamento del piroscafo requisito Conte Rosso 24
maggio 1941”
Il
presente numero è stato chiuso in tipografia il 28 maggio 2025
venerdì 20 giugno 2025
Gli Ebrei in Ancona e nelle marche. Cenni.
L’epoca precisa in cui nell'antichità i primi
ebrei presero stabile dimora ad Ancona, non possiamo affermarla con certezza.
Potremmo supp01Te comunque che, dati i secolari contatti commerciali della
città con i lontani Paesi del Mediterraneo orientale, alcuni mercanti ebrei di
quei luoghi fossero approdati nel porto di Ancona per effettuarvi scambi di
merci varie e che alcuni di essi vi si siano addirittura rifugiati fin
dall'epoca della distruzione di Gerusalemme, voluta da Tito Flavio Vespasiano
nell'anno 70 d.C. Risulta, comunque, che piccole comunità ebraiche erano già
presenti da lungo tempo in varie località del te1Tit01io italiano, specialmente
nel meridione. Sembra addirittura che a Roma la presenza di ebrei risalga al II
secolo a.C. e cioè quando Giuda Maccabeo attinse alleanza con i romani stessi.
Tornando ad Ancona, la presenza nella nostra città dei primi ebrei viene
collocata dalla Sacerdoti[1] presumibilmente prima dell’anno
1000. Se invece dobbiamo attenerci a documentazioni certe, risulta che la
presenza ebraica ad Ancona e nelle Marche in genere, viene fatta risalire ad
epoca relativamente tarda. Abbiamo infatti notizie sc1itte della presenza di
comunità ebraiche nel territorio di Montegiorgio nei primi decenni del 1200,
ove queste comunità vi esercitavano l'industria del lino, della lana e della
concia delle pelli. Sempre nella stessa epoca, troviamo comunità ebraiche a
Camerino, Pesaro e Recanati[2].
Ad Ancona,
sappiamo per certo, infine, che gli ebrei avevano una loro comunità nella
seconda metà del sec. XIII e precisamente nell'anno 1269. Infatti, un'elegia
composta in occasione di un forte terremoto che investì Ancona, veniva recitata
dagli ebrei di Ancona nella loro sinagoga[3]. Detta
elegia, può essere considerata come la più antica testimonianza scritta
esistente sulla presenza degli ebrei ad Ancona; essa si trova conservata,
secondo il Rosenberg, nella Biblioteca Palatina di Parma.
Se vi era dunque
una comunità ebraica, con relativa sinagoga, già nel 1269, ciò significa che
gli ebrei si trovavano certamente ad Ancona in epoca precedente quella data.
Col passare
degli anni, la comunità ebraica anconitana aumentò considerevolmente di numero
e già nel 1300 era seconda solo a quella di Roma. Data la consistenza numerica
non indifferente degli ebrei nel suo territorio, Ancona si vantava pe1fino di
essere una delle p1incipali sedi rabbiniche d'Italia.
Dalla seconda
metà del sec. XV, affluivano poi in grande numero i profughi coinvolti dalle
grandi espulsioni decretate dal Portogallo e dalla Spagna ed anche quelli
provenienti dalle zone dell'Italia meridionale.
Quando, nel
1532, la Chiesa sottomise Ancona al suo dominio, la città fu l'unica, con Roma,
in cui gli ebrei vi potevano rimanere indisturbati e fu in quell'epoca che
venne istituito il Ghetto, onde riunirli ed alloggiarli in un'area ben
circoscritta, pur lasciandoli libe1i di esercitare il loro mestiere ovunque. Ma
non passò molto tempo che gli ebrei ad Ancona conobbero un periodo di vita
assai travagliato. Se si eccettua il regno di Paolo III, il quale protesse gli
ebrei e ne incoraggiò perfino lo stanziamento, e anche del papa Giulio III, che
confermò le bolle e previlegi del suo predecessore, il periodo più sofferto fu
quello sotto il papato di Paolo IV, Gian Pietro Caraffa, ex Arcivescovo di
Napoli e poi capo dell'Inquisizione.
Questo Pontefice, a dire il vero, appena
salito al soglio dimostrò di essere benigno verso gli ebrei, ma ben presto
emanò ordini severissimi contro di loro: gli ebrei vennero rinchiusi nel
Ghetto, che fu munito di un solo ingresso e di una sola uscita; dovevano
portare un segno di colore giallo al cappello; dovevano vendere tutte le loro
merci nel giro di soli 10 giorni; non dovevano tenere né servi né bàlie; gli
stabili ed i rustici di loro proprietà dovevano essere venduti entro sei mesi
ed infine, non dovevano intraprendere nessuno studio, salvo l'arte medica, che
però doveva essere esercitata verso loro stessi.
Inoltre, ad aggravare vieppiù le cose, nel
1556, venticinque marrani di origine portoghese, avendo 1ifiutato di rinnegare
la loro fede, furono impiccati e i loro corpi bruciati in località Campo della
Mostra, l'attuale Piazza Malatesta; fra loro vi era pure una donna, tale Donna
Miora, detta la Prudente[4]. Questo tragico evento
scosse profondamente le comunità ebraiche di tutta l'area del Mediterraneo, che
si mobilitarono per la difesa dei loro c01religionaii perseguitati; fu deciso
di boicottare le relazioni commerciali con il p01to di Ancona ed ottennero
anche l'adesione del sultano turco Ottomano il Magnifico; tutto il traffico
controllato dagli ebrei venne dirottato nel vicino porto di Pesaro. Questo
sollevamento in massa ebbe la durata di ben due anni e fu da tutti considerato
come il primo gesto di difesa degli ebrei contro lo strapotere esercitato dal
papato di allora.
Tale periodo storico fu in sostanza il più
sofferto per tutti gli ebrei di Ancona.
In epoca successiva, si ebbe una relativa
tranquillità. Nel 1586, il Papa Sisto V, il marchigiano di Grottammare, Felice
Peretti, con editto del 22 ottobre permise agli ebrei di abitare finalmente in
ogni città dello Stato Ecclesiastico, lasciandoli liberi di praticare il loro
culto nelle scuole e sinagoghe in loro possesso e persino decretò l'abolizione
del segno distintivo voluto allora da Paolo IV.
A seguito di tali libertà, gli ebrei
anconitani uscirono ben presto dallo squallore e si portarono ovunque a
mercanteggiare; di contro parecchi loro c01Teligionari di altre città si
trasferirono ad Ancona, aumentando così notevolmente il numero delle presenze
in città a tal punto che, dopo due anni, e precisamente nel 1588 bisognò
allargare l'area del Ghetto.
Nel 1595, Clemente VIII, avendo constatato
l'enorme vantaggio derivante allo Stato della Chiesa dal fl01ido commercio
degli ebrei, concesse la franchigia al porto di Ancona, autorizzò la Università
dei Mercanti ad istituire un loro consolato e concesse agli ebrei stessi di
poter godere di tutte le agevolazioni avute ai tempi di Paolo III.
Allorché Papa Clemente venne ad Ancona,
nell'aprile del 1598, “le nazioni ebraica italiana e levantina” - scrisse il
Saracini[5] - “che hanno in essa città
le loro scole, o sinagoghe separate, per la strada suddetta larga di Capo di
Monte e in quel sito di essa di S. Marco, con li loro abiti senza cappello gli
italiani e turbante li levantini in testa, tutti genuflessi e in grandissima
quantità rive1irono e adorarono il Papa”.
In questo modo gli ebrei di Ancona vollero
dimostrare al Papa la loro riconoscenza per le riconquistate libertà.
Altro periodo nero sopravvenne nel 1659,
quando Papa Alessandro VII, il senese Fabio Chigi, decretò che gli ebrei non
dovessero tenere “botteghe, fondachi, magazzeni o rimesse fuori del Ghetto”;
era vietato “pernottare fumi del Ghetto” dove ciascuno doveva rientrare “non
più tardi dell'una di notte e la mattina non poteva uscirne prima del giorno”
sotto pena di “scudi 50 e tre tratti di corda in pubblico gli uomini e dalla
frusta le donne”.
Dopo un lungo periodo di vicende tristi e meno
tristi, arriviamo agli ultimi anni del secolo XVIII e precisamente nel 1785. In
quell'anno si verificò nel Ghetto di Ancona una sommossa popolare che qui ci
piace ricordare: alcuni ebrei di povera condizione, che erano sistemati in
abitazioni malsane ed anguste, protestarono vivacemente contro quei loro
correligionari che, al contrario, occupavano case confortevoli e spaziose, per
di più composte da numerosissime stanze e usufruivano perfino del diritto di
pagare canoni bassissimi; ciò a causa dell'antica istituzione del “Jus Cazacà”
istituzione che pe1metteva loro di poter riaffittare a terzi anche patte di
queste grandi abitazioni, ricavandoci introiti assai esosi. A seguito di tale
fo1te malcontento dei ceti poveri residenti nel Ghetto, l'autorità
ecclesiastica, a cui si rivolsero con ripetute petizioni, fu costretta ad
intervenire nella vertenza e fu quindi concesso di allargare l'area del Ghetto
verso la zona alta di Capodimonte acquistando alcune case di cristiani, per poi
riaffittarle ai più poveri. Nel 1793, accadde un altro fatto increscioso, che
provocò una vera e propria insurrezione popolare contro gli ebrei di Ancona.
Infatti, un ricco ebreo, Sanson Costantini,
proprietario di una casa prospiciente la Chiesa della SS. Annunziata,
nell'attuale via Podesti, aveva fatto togliere dalla facciata di detta casa una
statuetta della Madonna e l'aveva fatta collocare, a sue spese, nel palazzo
comunale. Tale atto irritò enormemente un forte gruppo di popolani, la maggior
parte facchini e marinai che, rimossa la statua dalla sede comunale, volle riportarla
in solenne processione alla p1imitiva collocazione[6].
E così, dopo poco tempo, la comunità
israelitica di Ancona, che alla fine del 700 contava ben 1400 anime, si
apprestava ad accogliere la venuta di Napoleone Bonaparte in Italia.
Quando il 10 Febbraio 1797 giunse ad Ancona,
il Generale Bonaparte soppresse ogni antica istituzione, compresa la S. Inquisizione;
emanò un’ordinanza in cui all’articolo primo decretò che la città di Ancona
doveva essere amministrata da una Municipalità composta da quindici memb1i e
all'articolo tredicesimo si fissavano i nominativi dei componenti tale
Municipalità. Fra essi vi erano compresi ben tre cittadini ebrei: Sanson
Costantini, di cui abbiamo parlato sopra, David Morpurgo ed Ezechia Morpurgo, ricchi
esponenti dell'economia cittadina. Ezechia Morpurgo divenne poi Tribuno del
Dipartimento del Clitumno e in seguito fu anche nominato Senatore della
Repubblica Romana del 1798.
Uno dei primi atti della Municipalità, fu
quello di rimuovere i cancelli del Ghetto e di lasciar liberi tutti gli ebrei
di abitare ed esercitare i loro mestieri in qualsiasi luogo della città.
Purtroppo, questo aureo periodo, che veniva salutato dagli ebrei di Ancona con
manifestazioni di giubilo, doveva cessare dopo poco tempo. Infatti,
ripristinato il potere della Chiesa, il Cardinale Annibale Sermattei della
Genga, salito al trono col nome di Leone XII nel 1823, mise in uso tutte le
proibizioni di alcuni suoi predecessori: furono ricollocati i cancelli al
Ghetto; gli ebrei dovevano rientrare alle loro vecchie abitazioni nel recinto
del Ghetto stesso; era loro vietato pernottare fumi di detto recinto; furono ripristinati
gli antichi tributi.
Con le rivoluzioni del 1831 e del 1848, gli
ebrei anconitani riassaporarono ancora le bramate libertà, sebbene non
completamente come speravano. Ma finalmente, con la liberazione delle Marche da
parte delle truppe piemontesi e la successiva annessione di Ancona al regno
d'Italia nel 1860, fu suggellata la completa e stabile emancipazione
israelitica.
I periodi successivi, dalla prima Gue1rn
mondiale, dove molti ebrei anconitani si distinsero per esemplare patriottismo,
al periodo della dittatura fascista e nella seconda Guerra Mondiale, ove non
pochi nostri concittadini ebrei patirono sofferenze e umiliazioni, lasciando,
alcuni di essi, la vita nei campi di sterminio tedeschi, rientrano ormai nella
storia moderna.
[1] Annie Sacerdoti.
Guida all'Italia ebraica. Genova, 1986.
[2] Rosenberg H.
Cenni biografici di alcuni Rabbini e letterati della comunità israelitica di
Ancona. Casale Monferrato, 1932, pag. VI.
[3] Laras G. Una
composizione poetica del sec. XIII per un terremoto ad Ancona, Rassegna mensile
di Israele, XXXIX (1973).
[4] Feroso G. Gli ebrei portoghesi giustiziati in Ancona sotto Paolo IV, Foligno, 1884, pag. 7.
[5] Saracini
Giuliano. Notitie Historiche della città d'Ancona, Roma, 1675, pag. 402.
[6] Albertini
Camilla. Storia di Ancona, Libro XIII, parte seconda, pagg. da 193 a 198.












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