Le Brigate di fanteria "marchigiane": Marche, Ancona, Macerata, Pesaro, Piceno

Le Brigate di fanteria "marchigiane": Marche, Ancona, Macerata, Pesaro, Piceno
Le Marche e la Grande Guerra. Il volume è disponibile in tutte le librerie. Si può ordinare alla Casa Editrice, (ordini@nuovacultura.it). Node su www.storiainlaboratorio.blogspot.com

sabato 20 agosto 2022

Mario Pietrangeli Il MIlite Ignoto

 

La Memoria: Il Treno del Milite Ignoto 2022

 

Il Treno della Memoria, il Treno Commemorativo del Milite Ignoto 2021 Due novembre 1921 – 2 novembre 2021: l’anno scorso erano trascorsi 100 anni dall’arrivo alla stazione Roma Termini del treno su cui era stata posta la salma del Milite Ignoto. Un viaggio che le FS e il Reggimento Genio Ferrovieri di Castelmaggiore (BO) hanno consentito di rivivere grazie all’allestimento del Treno della Memoria, organizzato dal Ministero della Difesa in collaborazione con il Gruppo FS, che ha ripercorso le principali tappe compiute dal convoglio di un secolo fa. Partito il 29 ottobre del 2021 dai binari di Cervignano Aquileia, è giunto il 2 novembre 2021 a Roma Termini, dove è stato accolto dall’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane e dai Ministri: della Difesa,  delle Politiche Giovanili e della Cultura Dal 5 all'8 novembre è stato poi al binario 1 della stazione Roma San Pietro, ospitando una mostra commemorativa di illustrazioni, pannelli e non solo. L’unità d'Italia divenne reale man mano che il Paese reale veniva collegato. Da quando l’Italia è unita, le ferrovie hanno ricoperto sempre un ruolo attivo nelle grandi disgrazie e nei momenti di Unità Nazionale. Il treno del Milite Ignoto nel 1921 nel suo transito unì tutto il Paese. Una locomotiva a vapore Gr. 740, bagagliaio 1926, Carro K, due carrozze “Centoporte”, una carrozza “Centoporte a salone”, un carro “Carnera”, carrozza prima classe “Az 10.000”, carrozza “Grillo”, una carrozza cuccette tipo "1957 T" e locomotiva diesel, sono questi i materiali del treno storico allestito da Fondazione FS Italiane e dal Reggimento Genio Ferrovieri che ha ripercorso le più importanti tappe (non tutte per motivi di sicurezza) compiute dal convoglio di un secolo fa, ospitando a bordo una mostra commemorativa (allestita da Reggimento Genio Ferrovieri).

 

Itinerario del Treno del Milite Ignoto 2022 (34 giorni di viaggio) Visto il successo della precedente iniziativa che ha visto migliaia di persone riversarsi nelle stazioni per attendere e per salutare con rispetto e con commozione il Treno del Milite Ignoto 2021 il Ministero della Difesa e la Soc FS hanno ritenuto opportuno far ripetere da FS e dal Genio Ferrovieri tale iniziativa seguendo il seguente itinerario (che interesserà gran parte delle regioni italiane comprese la Sardegna e la Sicilia):

 

DATA

Itinerario e Stazione di Sosta

05/10/2022

Invio del Treno dal Poligono ferroviario Militare del Reggimento Genio ferrovieri di Castelmaggiore BO a Trieste

06/10/2022

Sosta a Trieste per essere visitato

07/10/2022

Sosta a Trento per essere visitato

08/10/2022 sabato

Sosta a Milano Stazione FS Porta Garibaldi per essere visitato dalle 930 alle 1800

09/10/2022 domenica

Sosta a Torino Stazione Porta Nuova per essere visitato dalle 900 alle 1800

10/10/2022

Sosta a Aosta per essere visitato dalle 900 alle 1800

11/10/2022

Sosta a Genova Porta Principe per essere visitato dalle 900 alle 1800 e invio via Parma a Ancona

13/10/2022

Sosta a Ancona per essere visitato dalle 900 alle 1800 e invio via Fabriano - Fossato di Vico Gubbio – Gualdo Tadino -Nocera Umbra - Foligno a Perugia

14/10/2022 venerdì’

Sosta a Perugia per essere visitato dalle 900 alle 1800

15/10/2022 sabato

Trasferimento via Foligno - Terni - Rieti – Antrodoco – Cittaducale e Sosta a L’Aquila per essere visitato dalle 900 alle 1800

16/10/2022 domenica

Trasferimento e Sosta a Campobasso

17/10/2022 lunedì

Sosta Campobasso per essere visitato dalle 900 alle 1800

18/10/2022

Trasferimento via Termoli a Bari e Sosta Bari

19/10/2022

Sosta a Bari per essere visitato dalle 900 alle 1800

20/10/2022

Sosta a Potenza per essere visitato dalle 900 alle 1800

21/10/2022

Trasferimento a Catanzaro Lido (via ferrovia FS ionica)

22/10/2022

Sosta a Catanzaro Lido per essere visitato dalle 900 alle 1800 trasferimento via Reggio Calabria a Villa San Giovanni

23/10/2022

Trasferimento con traghetto FS da Villa San Giovanni a Messina

24/10/2022

Trasferimento con nave traghetto FS da Messina a Golfo Aranci Sardegna e successivo trasferimento via Ferrovia a Cagliari

26/10/2022 mercoledì

Sosta a Cagliari per essere visitato dalle 900 alle 1800 nei giorni successivi il treno sarà ritrasportato in Sicilia

31/10/2022 lunedì

Sosta a Palermo per essere visitato dalle 900 alle 1800

03/11/2022

Sosta a Napoli per essere visitato dalle 900 alle 1800

04/11/2022

Arrivo del treno alle 1000 a Roma Termini (presenza della autorità)

05/11/2022

Sosta del treno a Roma San Pietro per essere visitato dalle 900 alle 1800

06/11/2022 domenica

Invio del treno a Museo Pietrarsa e Evento Istituzionale

07/11/2022

Rientro a Castelmaggiore (34 giorni di viaggio)

 

 

mercoledì 10 agosto 2022

Il Corpo di Liberazione Italiano Luglio 1944 II Parte

  (segue post in data 20 luglio 1944)

 La Brigata Maiella, come in parte detto, formata da patrioti abruzzesi al comando dell’avv. Ettore Troilo consisteva in circa 400 uomini con armamento da fanteria; solo nell’agosto 1944 sarà potenziata e portata, organicamente al doppio, circa 800-1000 uomini. Durante le operazioni nelle Marche incorporava elementi e formazioni di patrioti via via incontrati, di modo che il suo ordinamento variava a seconda delle circostanze.

Nel Corpo Polacco operava anche la 111a Compagnia Protezione Ponti inquadrata nel Raggruppamento Commando, composta esclusivamente da soldati italiani, con sottufficiali polacchi, al comando di ufficiali polacchi. Questa compagnia, con compito di esplorazione, ricognizione e ‘commando’, aveva una consistenza di 63 italiani, 13 sottufficiali e 4 ufficiali che operavano, per i loro compiti, in nuclei più o meno consistenti a seconda dei compiti da assolvere.

 

Le formazioni partigiane che operarono dell’anconetano nel luglio 1944, dal particolare dal punto di vista della entità della forza combattente, erano sull’ordine del mezzo migliaio.

Operava nelle Marche la Divisione Partigiana Marche da cui dipendevano varie brigate individuate nella zona in cui operavano.

Nell’ascolano era fallito il tentativo del CLN di raggruppare in un unico comando tutte le bande e non si giunse mai ad un comando unificato. Le bande restarono autonome l’una rispetto all’altra con alcune che avevano attivato qualche aggancio su base personale, come il distaccamento “Batà” che faceva riferimento alle Brigate Garibaldi. Una brigata Garibaldi Ascoli Piceno su quattro battaglioni, come più volte auspicato, doveva comprendere tutte le bande, ma rimase solo sulla carta[2]

Nella zona di Fiastra operava la Brigata “Spartaco”, al comando del maggiore spe del genio Aeronautico Antonio Ferri strutturata su quattro battaglioni[3], con una banda autonoma la “Gian Mario Fazzini” al comando di don Nicola Ralli. Altre fonti[4] indicano la brigata “Spartaco” composta da sette battaglioni, in cui sono inseriti un battaglione itinerante di slavi, comandato da Gioko Davidovic, il battaglione “Fazzini” di Rilli, che fu sempre autonomo, il “Nicolò” di Pantanetti.

 Nell’anconetano operava la V Brigata Garibaldi C, al comando del ten. col. Corradi, che risultava su tre battaglioni , I battaglione “Mario” comandato da Mario Depangher, II battaglione “Pippo”, comandato da Isidoro Privitera, con i distaccamenti , quello storico, come l”Alvaro”, il “Ferro” o di nuova costituzione come il “Riccio”, III battaglione, comandato dall’ing. Diego Boldrini.

Nel pesarese operava la Brigata Garibaldi Pesaro composta da cinque battaglioni; inoltre vari distaccamenti e formazioni autonome operavano  nell’alto e medio pesarese;¸ inoltre nei mesi a venire si formarono altre formazioni su nuclei autonomi già esistenti.

Come è stato fatto notare[5] è estremamente difficile tradurre in uno schema ordinativo e tabellare le modalità operative, i collegamenti, le azioni stesse e la composizione e complessità della Resistenza, a cui si partecipava su base volontaria ed era soggetta a fluttuazioni ed avvicendamenti secondo il procedere degli eventi.

Ne risulta che è difficile quantitizzare fra le forze partigiane le entità, essendo queste estremamente interconnesse.

Ai nostri fini, sotto il profilo solo strettamente operativo, certamente riduttivo per i motivi sopra detti, le forze partigiane coinvolte nei combattimenti del luglio 1944 nella zona di Ancona, si possono attestare sulle 400-500 unità, dato da non     strumentalizzare e da prendere con tutte le precauzioni del caso. [6] 


domenica 31 luglio 2022

Il Corpo Italiano di LIberazione LUglio 1944

 

1.3.3 Le forze Italiane.

Le forze italiane erano composte dal Corpo Italiano di Liberazione, da soldati italiani inquadrati nel Corpo Polacco (Brigata Maiella e 111a Compagnia Protezione Ponti), dalle forze partigiane.

Il Corpo Italiano di Liberazione ebbe diversi sviluppi organici. Quello qui di interesse è l’ordinamento del 20 giugno 1944, adottato all’indomani del passaggio di dipendenza dai Britannici ai Polacchi. Questo ordinamento[1], che rimarrà sostanzialmente in vigore fino allo scioglimento del Corpo Italiano di Liberazione nel settembre 1944, prevedeva:

Un Comando, con vari Uffici, ed includeva il Comando Artiglieria ed il Comando Genio. Alle dirette dipendenze vi erano:

a)     tramite il Comando artiglieria:

                11° Reggimento artiglieria, su

                     .I gruppo da 105/28

                     .II gruppo da 100/22

                     .III gruppo da 75/10

                     .IV gruppo da 75/18

                     .gruppo controcarro da 57/50

                     .gruppo dal 149/19    

            . Tramite Comando genio C.I.L.

                     … 51a compagnia artieri

                     … 51a compagnia collegamenti

 

b)    tramite il Comando Genio

           LI battaglione misto genio

      c)    Servizi

 

Unita:

2a Divisione Nembo su:

  Comando

     . 183° Reggimento fanteria su  XV e XVI battaglione

    . 184° Reggimento fanteria su  XIII e  XIV battaglione

    . 184° Reggimento artiglieria su: I gruppo da 75/27, II

               gruppo da 100/22

    . 184a batteria da 20 mm

    . CLXXXIV battaglione guastatori

    . 184a compagnia motociclisti

    . 184a compagnia mortai da 81mm

    . 184a compagnia minatori artieri

     . 184a compagnia collegamenti

     . servizi divisionali

I Brigata di Fanteria

    . Comando

            . 4° Reggimento bersaglieri su: XXIX e XXXIII

                   battaglione

            . 3° Reggimento alpini su:  battaglione “Piemonte” e

                   Battaglione “Monte Granero”

            . 185° Reparto Arditi paracadutisti “Nembo”

            . IV gruppo someggiato da 75/13

II Brigata di Fanteria

            . Comando

            . 68° Reggimento fanteria su: I e  II battaglione

            .  Battaglione Regia Marina “Bafile”  

            . IX Reparto d’assalto

            . V gruppo someggiato da 75/13

 

Si trattava nella sostanza di un complesso di forze composto da brigate miste nelle quali il rapporto tra la fanteria, elemento di manovra, e l’artiglieria, elemento di fuoco pesante, era tutto sbilanciato a favore della fanteria. Questo può  essere visto anche come riconoscere l’importanza della manovra sul fuoco, alla vigilia di impegni  operativa caratterizzati da ritmi celeri di avanzata. Nella realtà si prendeva in considerazione la scarsezza di artiglieria in cui si disponeva di 10 gruppi a fronte dei 14 battaglioni di fanteria; in virtù di questo si era deciso di accentrare alle dirette dipendenze ben sei gruppi, dei dieci disponibili. Al diretto appoggio dei 15 battaglioni di fanteria vi erano, quindi, solo quattro gruppi di artiglieria. Nel corso delle operazioni per Ancona, in base alla situazione contingente, furono assegnati alla fanteria due dei sei gruppi tenuti alla mano dal Comando del Corpo Italiano di Liberazione, equilibrando in parte la situazione.



[1] Riportato integralmente nel Documento 3.

[2] Salvatori M. La Resistenza, citato in Giacomini R., Pallunto S., Guerra di Resistenza. Antologia, Ancona, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche 1997, pag. 272

[3] Il termine deve essere inteso. Nelle Forze regolari il battaglione nel 1944 comprendeva circa 400-500 uomini. Nella Resistenza, anche come azione di pressione propagandistica sul nemico, era stata adottata la stessa terminologia  militare: divisione, brigata, battaglione, ma con significati reali diversi: una banda si attestava su trenta-quaranta uomini, mentre il battaglione comprendeva uno o due bande, sull’ordine di 80-100 uomini, la brigata era sui tre-quattro battaglioni, sull’ordine di 300-400 combattenti. La Divisione comprendeva tutte le forze operative delle Marche. Naturalmente in questi calcoli non rientrano altri segmenti (informativo, logistico, assistenziale, sanitario, di generale supporto e sostegno) a cui parteciparono a pieno titolo degli uomini e donne che fecero la Resistenza: da qui il carattere prudenziale che si deve avere nel utilizzare questa terminologia.

[4] Mari G., Guerriglia, citato in Giacomini R, Ribelli e Partigiani, Giacomini R., Pallunto S., Guerra di Resistenza. Antologia, Ancona, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche 1997, pag. 268

[5] Ibidem

[6] Per un quadro generale su questo aspetto si invia alla ampia letteratura esistente ed in partecipare all’ottimo ed equilibrato lavoro di Ruggero Giacomini più volte citato. Inoltre vds. AA.VV. La Resistenza nell’Anconetano. Dalle prime lotte antifasciste alla Liberazione, Ancona, Edito dall’ANPI Provinciale di Ancona, 1963

domenica 10 luglio 2022

Ricerca su base di una fotografia Osimo Ospedale Civile


 Circolo Filatelico di Osimo.  Ricerca informazioni su questa fotografia: datazione, nomi di persone ed altro: Contatto: federazione,ancona@istitutonastroazzurro.org

Albo d'Oro della Provincia di Ancona dei Decorati al Valore Militare


La Federazione di Ancona (federazione.ancona@istitutinastroazzurro.org) sta progettando la digitalizzazione di tutti i decorati al Valor Militare della Provincia a partire dal  833, anno di istituzione delle Medaglie al Valor Militare

 

giovedì 30 giugno 2022

Le premesse per la conquista di Ancona. 18 luglio 1944 V Parte

 

5.Il ruolo del Corpo Italiano di Liberazione.

 

Questo quadro di situazione, sostanzialmente di bassissimo profilo, è la premessa fondamentale alla autorizzazione da parte Alleata alla costituzione di grandi unità italiane nel brevissimo termine, dettata non dalla volontà ma dalla necessità di riempire i vuoti. Il fronte italiano diveniva ogni mese di più sempre più secondario. Tutto questo agevolerà la costituzione dei Gruppi di Combattimento, ovvero di vere e proprie Divisioni Italiane che, sempre per il persistente atteggiamento ostico britannico nei nostri confronti, saranno solo divisioni di fanteria, senza l’assegnazione di forze corazzate sotto comando diretto italiano. Ciò significa che gli Italiani, a prescindere da ogni eventuale situazione, non sono in grado di svolgere alcuna manovra di rottura, e quindi di conquista, ma dovranno sempre dipendere dal Comando Alleato.

 

I mesi in cui il Corpo Italiano di Liberazione sarà operativo nelle Marche, dalla fine di giugno a settembre, furono mesi di esame e di attenta osservazione per le nostre Armi e per i nostri Combattenti.

Ancora, come logico, si protraevano i dettami dell’Armistizio dell’8 settembre, foriero di ostilità, diffidenza e scarsa stima nei nostri confronti. Ma molta strada da settembre 1943 era stata percorsa. Dalla volontà britannica di non portare in linea nessuna unità italiana, a Montelungo, seguito poi da Monte Marrone e dal ciclo operativo sulle Mainarde, si era giunti a prospettive più che interessanti. La decisione strategica presa  agli inizi di luglio di concentrare tutte le migliori forze alleate in Francia, dando al fronte italiano un ruolo più che secondario, apriva improvvisamente spazi ed opportunità impensabili fino a poche settimane prima.

Nei mesi di luglio ed agosto 1944, ovvero dal Tronto al Montefeltro, percorrendo tutte le Marche, il Corpo Italiano di Liberazione combatteva senza sapere  di essere prossimo alla fine del suo ciclo operativo. E non sapeva anche che dal suo comportamento sarebbero dipese decisioni che avrebbero inciso sul futuro dell’Italia come Nazione e come Stato.[6] Un ruolo di grandissima responsabilità.

La sua esperienza nata e concretizzatasi all’indomani di Monte Marrone, vero punto di svolta, si concludeva a ridosso di quella linea Pisa-Rimini che per Alexander fu una linea di amara constatazione di chi aveva l’ultima parola in questa guerra, cioè gli Statunitensi. Per noi Italiani, di contro, fu, invece, una linea che segnò l’inizio di quella evoluzione che portò il nostro impegno operativo dai 25.000 uomini del Corpo Italiano di Liberazione, del luglio 1944, ai 65.000 ed oltre dei Gruppi di Combattimento di qualche mese dopo; se a questi si aggiungono gli oltre 200.000 uomini delle Divisioni Ausiliarie, più le unità della Resistenza operanti dietro le linee tedesche ed in Alta Italia, si può ben dire che negli ultimi nove mesi di guerra, circa 400.000 Italiani combattevano in prima linea con le armi in mano contro il Nazifascismo. Un dato di tutto rilievo.

1.Una profonda frattura sarà pubblicato in data 20 maggio 2022 

2. Le operazioni alleate nel giugno 1944.  sarà pubblicato in data 30 maggio 2022

3.Il dibattito strategico-operativo: che fare in Italia. sarà pubblicato in data 10 giugno 2022

4. Sotto il segno di “Anvil”.  sarà pubblicato in data 20 giugno 2022

5.Il ruolo del Corpo Italiano di Liberazione. sarà pubblicato in data 30 giugno 2022

 


lunedì 20 giugno 2022

Le premesse per la conquista di Ancona. 18 luglio 1944 IV Parte

 

  

 4. Sotto il segno di “Anvil”

 

Il 2 luglio 1944 fu impartito al generale Wilson l’ordine di dare esecuzione alla operazione “Anvil” entro la data del 15 agosto 1944. Il maresciallo Alexander ed il suo Stato Maggiore in Italia appresero di questa decisione il 5 luglio sotto forma di una nuova direttiva per “Anvil”. In Italia, il fronte si sarebbe attestato sulla linea Pisa-Rimini e per il futuro non ci si doveva aspettare grandi iniziative sul piano militare.

Questa decisione alleata indirettamente favorì il nostro Paese e quindi il Corpo Italiano di Liberazione. Se da una parte l’Alta Italia doveva rimanere sotto la denominazione nazifascista per altri nove mesi, dall’altra gli Alleati, sul piano strettamente militare, dovettero riconsiderare molti dei loro atteggiamenti nei confronti delle nostre Unità Combattenti.

Il XV Gruppo di Armate, a metà luglio 1944, fu ridotto a 18 divisioni con gravi squilibri sia sotto il profilo operativo che logistico. La V Armata statunitense fu ridotta addirittura a cinque divisioni, mentre la pianificazione delle unità dagli Stati Uniti non prevede che l’arrivo di una sola divisione, la 92a, composta solo da uomini di colore, e di una divisione brasiliana, di qualità operative ignote.

 

1.Una profonda frattura sarà pubblicato in data 20 maggio 2022 

2. Le operazioni alleate nel giugno 1944.  sarà pubblicato in data 30 maggio 2022

3.Il dibattito strategico-operativo: che fare in Italia. sarà pubblicato in data 10 giugno 2022

4. Sotto il segno di “Anvil”.  sarà pubblicato in data 20 giugno 2022

5.Il ruolo del Corpo Italiano di Liberazione. sarà pubblicato in data 30 giugno 2022

 


venerdì 10 giugno 2022

Le premesse per la conquista di Ancona. 18 luglio 1944 III Parte

 

 

3.Il dibattito strategico-operativo: che fare in Italia?

 

Il Comando Alleato del Mediterraneo, in vista delle operazioni future, aveva presentato tre piani:

il primo, che prevedeva l’attacco ai porti della Biscaglia, per vincere definitivamente la battaglia dell’Atlantico;

il secondo, cioè “Anvil”, lo sbarco nel sud della Francia;

il terzo, varie offensive limitate nell’ambito delle operazioni in Italia.

Queste proposte trovavano gli Statunitensi orientativamente favorevoli: infatti finalmente anche in Italia si era giunti ad un equilibrio di intenti. Ma si sbagliavano.

Il Maresciallo Alexander, in piena sintonia con il suo primo Ministro, Winston Churchill, aveva elaborato tutta una serie di piani che escludevano in pratica qualsiasi azione fuori d’Italia. I suoi piani avevano come obiettivo quello di “annientare” tutte le forze tedesche in Italia e di costringere il nemico ad attingere alle sue scarse riserve. Alexander era convinto che le armate di Kesserling erano ormai al limite della capacità operativa dopo gli scacchi subiti che non sarebbero stati capaci di opporre resistenza sulla linea Gotica.

 Secondo i suoi calcoli, sarebbero state necessarie altre 8-10 divisioni integre, che i Tedeschi non avevano e non erano in grado di spostarle dal fronte orientale. Lui aveva alle dipendenze truppe esperte ed entusiastiche che, se non le sarebbero state sottratte, gli avrebbero permesso di raggiungere Firenze a metà luglio, investire la linea Gotica, e, grazie anche alle esperte truppe da montagna del Corpo di Spedizione Francese, irrompere nella Pianura Padana e dilagare verso Nord. In sostanza con questi piani Alexander non voleva cedere alcun soldato; avrebbe decisamente puntato su Vienna e Berlino, come era negli intendimenti del Gabinetto di Guerra di Londra. Secondo il Maresciallo questa soluzione era il modo migliore per aiutare le truppe sbarcate in Normandia ed operanti in Francia. In modo sussidiario, vi erano anche altri vantaggi, primo fra tutti quello di non correre l’alea di uno sbarco sulle coste meridionali francesi, come pure quello di sperperare, dividendo le forze, l’intesa raggiunta nel campo della cooperazione aereoterrestre nell’ambito del Gruppo di Armate, qualora interi gruppi aerei fossero sottratti al fronte italiano., ecc.

Le prospettive in Italia in quel torno di tempo, inizio dell’estate 1944, erano ben chiare: o accettare questo piano e vedere quanto prima la guerra arrivare alle Alpi ed oltre, oppure se si volevano adottare altri piani, che prevedevano la sottrazione di forze al fronte italiano, fermarsi sulla linea Pisa-Rimini ed attendere gli avvenimenti.

Mentre le discussioni erano in corso, già i preparativi per lo sbarco in Provenza, la detta operazione “Anvil” erano in essere. Il VI Corpo d’Armata statunitense avrebbe dovuto essere ritirato entro l’11 giugno 1944 dal fronte, mentre le divisioni 3a, 36a “Texas”, 45a statunitensi, dovevano anche loro essere ritirate entro la fine di giugno, mentre le due divisioni francesi, dovevano essere ritirate rispettivamente entro il 24 giugno e il 1 luglio. Questa sottrazione di forze non avrebbe impedito ad Alexander di investire la linea Gotica, ma sicuramente non gli avrebbe permesso di raggiungere le Alpi, ne tantomeno Vienna, per non parlare di Berlino.

Scrive al riguardo W.G.F. Jackson, nel suo bel lavoro sulla Campagna d’Italia:[4]

 

Le posizioni assunte dalle due parti rimasero distanti come sempre. Gli Americani non erano preparati all’idea di rinunciare ad  un attacco anfibio, ed i Britannici non erano preparati all’idea di legarsi in quel momento ad un qualsiasi piano prestabilito. La discussione ridusse a tre le possibili alternative: un assalto ai porti del Golfo di Biscaglia, un assalto nella Francia meridionale, un assalto all’estremità settentrionale dell’Adriatico per aiutare l’avanzata di Alexander oltre il Po. Poiché ciascuna di esse implicava un importante sbarco anfibio, fu convenuto di rimandare la scelta finché non si fossero avute chiare indicazioni sugli sviluppi di “Overlord”e dell’offensiva russa estiva. Nel frattempo il ritiro delle divisioni di Wilson per l’operazione “Anvil” sarebbe stato sanzionato, ma Wilson avrebbe dovuto accertarsi che Alexander restasse con forze sufficienti a consentirgli di serrare rapidamente sulla linea Pisa-Rimini. Alexander e Harding (suo Capo di Stato Maggiore) non erano disposti a rinunciare al loro piano senza lottare, riponendo in esso grande fiducia. L’inseguimento di Kesserling stava procedendo bene, e nuovi calcoli dimostravano che sarebbe stato possibile essere al di là del Po per la metà di luglio ed attaccare il valico di Lubiana per la metà di agosto.”[5]    

 

Le osservazioni di Alexander trovavano sostenitori nei comandanti delle forze aeree e delle forze navali, sia statunitensi che britannici, che non vedevano di buon occhio e non volevano che i loro reparti fossero divisi tra l’Italia e la Francia; lo stesso Wilson si convinse della bontà delle proposte; il suo vice, gen. Devers, invece era di parere contrario e sosteneva che lo sbarco in Provenza era la cosa più utile per Eisenhower. Lo stesso Marschall, in visita in Italia, dopo aver ispezionato il nord della Francia, non era entusiasta delle proposte di Alexander: Eisenhower aveva bisogno di porti, molti porti, in Europa per riceve le 40-50 divisioni che erano pronte negli Stati Uniti. Marschall, dunque, era scettico: secondo lui i Tedeschi si sarebbero ritirati su una linea intermedia tra il Po e Lubiana e l’avrebbero difesa. L’OKW non avrebbe concesso mai 8-10 divisioni  al fronte italiano e vi erano molte probabilità che l’offensiva di Alexander cadesse nel vuoto.

Nel dibattito intervenne con tutto il suo prestigio Eisenhower che chiese espressamente uno sbarco in Provenza, a sostegno della sua azione in Francia. Questo intervento elevò il dibattito dal livello strategico operativo a quello strategico e politico. Churchill appoggiò, naturalmente, le posizioni di Alexander, e quindi fu la volta di Roosewelt, che fece conoscere il suo pensiero il 29 giugno 1944. In uno scritto abbastanza dettagliato confutò tutte le argomentazioni britanniche e, nella conclusione, ribadiva, che “non era disposto a permettere che considerazioni politiche diluissero l’intento militare di colpire il cuore della Germania per la via diretta”

La ferma posizione del Presidente degli Stati Uniti amareggiò non poco i Britannici; gli Statunitensi non persero tempo e già davano pratica attuazione a queste decisioni strategiche ritirando dal fronte italiano anche unità di prima linea.

  

 1.Una profonda frattura sarà pubblicato in data 20 maggio 2022

2. Le operazioni alleate nel giugno 1944.  sarà pubblicato in data 30 maggio 2022

3.Il dibattito strategico-operativo: che fare in Italia. sarà pubblicato in data 10 giugno 2022

4. Sotto il segno di “Anvil”.  sarà pubblicato in data 20 giugno 2022

5.Il ruolo del Corpo Italiano di Liberazione. sarà pubblicato in data 30 giugno 2022

 


martedì 31 maggio 2022

Le premesse per la conquista di Ancona. 18 luglio 1944 II Parte

 

2. Le operazioni alleate nel giugno 1944

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Il 7 giugno 1944 il Maresciallo Alexander diramò un piano operativo che doveva accelerare l’inseguimento delle forze tedesche in ritirata verso nord. Unità della VIII Armata britannica dovevano raggiungere la zona di Firenze-Bibiena-Arezzo, utilizzando le direttrici rappresentate dalle strade statali n. 3 e n. 4. Unità della V Armata statunitense dovevano raggiungere la zona Pisa-Lucca–Pistoia, utilizzando le direttrici rappresentate dalle strade statali n. 1 e n. 2. Il V Corpo d’Armata britannico non doveva spingersi troppo avanti e non accelerare la ritirata tedesca, in modo da economizzare al massimo gli equipaggiamenti da ponte e, in generale, i mezzi da trasporto, che necessitavano in modo urgente alla V ed alla VIII Armata nel settore tirrenico. Il piano prevedeva anche, come ipotesi operativa, che se l’avanzata generale ad ovest degli Appennini non avesse persuaso i Tedeschi ad abbandonare Ancona volontariamente, il II Corpo d’Armata Polacco sarebbe stato portato avanti oltre le principali linee di avanzata della VIII Armata ad ovest degli Appennini ed avrebbe attaccato la piazzaforte dorica da ovest.

Fino al 15 giugno 1944 l’avanzata alleata fu veloce e promettente, poi la resistenza tedesca si irrigidì sempre più. Il 20 giugno le due Armate alleate erano di fronte alla principale linea di resistenza tedesca, la linea del Trasimeno, che nelle intenzioni germaniche doveva proteggere i porti di Ancona e di Livorno e fungere da antemurale alla linea posta sui crinali degli Appennini, che poi diverrà famosa con il nome di “Linea dei Goti” o “Linea Gotica”. Mentre queste operazioni erano in atto sul terreno, fra gli Stati Maggiori Statunitense e Britannico iniziò il dibattito su che cosa fare nell’immediato futuro, dibattito che vale la pena di vedere più da vicino in quanto direttamente incidente sulle vicende del Corpo Italiano di Liberazione e la sua azione nelle Marche


  

1.Una profonda frattura sarà pubblicato in data 20 maggio 2022

2. Le operazioni alleate nel giugno 1944.  sarà pubblicato in data 30 maggio 2022

3.Il dibattito strategico-operativo: che fare in Italia. sarà pubblicato in data 10 giugno 2022

4. Sotto il segno di “Anvil”.  sarà pubblicato in data 20 giugno 2022

5.Il ruolo del Corpo Italiano di Liberazione. sarà pubblicato in data 30 giugno 2022

 


venerdì 20 maggio 2022

Le premesse per la conquista di Ancona. 18 luglio 1944

 

  


Le divergenze strategiche degli Alleati

1.Una profonda frattura. 

2. Le operazioni alleate nel giugno 1944. 

3.Il dibattito strategico-operativo: che fare in Italia.

 4. Sotto il segno di “Anvil”. 

5.Il ruolo del Corpo Italiano di Liberazione.

 

1. Una profonda frattura.

 

La popolazione  italiana ha sempre accolto, dal settembre 1943 alla fine della guerra, le truppe alleate, a prescindere dalla loro appartenenza, con ammirazione ed entusiasmo, vedendo il loro arrivo come la fine di un incubo e l’inizio di un periodo di vita materiale e morale, migliore.

La convinzione di tutti gli Italiani, a quel tempo, era che la alleanza delle Nazioni Uniti, gli Alleati come venivano chiamati,  era solida, granitica, potente, invincibile.

In realtà, al vertice della organizzazione militare alleata, sul piano strategico, dalla fine della conquista della Sicilia e per tutta la durata della Campagna d’Italia, esistettero tra Statunitensi e Britannici profonde divergenze in tema strategico, ovvero come condurre la guerra in Europa e, conseguentemente , in Italia.

Queste divergenze portarono a dolorose e significative sconfitte sul piano strettamente tattico, come l’arresto della offensiva sul Sangro, le prime tre battaglie per Cassino, e lo sbarco sul litoraneo pontino, solo per citare quelle dell’autunno 1943 – primavera 1944.[1]

Nel maggio-giugno 1944, superato l’ostacolo di Cassino e conquistata Roma, mentre le truppe alleate sbarcavano in Normandia, le divergenze strategiche in Italia fra Statunitensi e Britannici, molto gravi fino a quel momento, raggiunsero il massimo. Il pomo della discordia consisteva nella attuazione, o meno, della operazione “Anvil”, ovvero lo sbarco nel sud della Francia, in sostegno e supporto a quello che era già stato effettuato con successo in Normandia. Per “Anvil” i quesiti a cui si doveva rispondere erano:  deciso lo sbarco, quante forze vi si dovevano impiegare? Da dove si dovevano prendere queste forze? Chi avrebbe alimentato le successive operazioni di penetrazione in profondità? La risposta a questi interrogativi non facevano che acuire i contrasti fra i due Stati Maggiori, contrasti che erano la diretta conseguenza delle differenti vedute strategiche tra gli  Alleati.

Gli Statunitensi, un volta che l’Italia era stata sconfitta e costretta ad uscire dalla guerra, settembre 1943, e resisi gli Alleati padroni delle rotte del Mediterraneo, non ritenevano utile impegnare ulteriori forze nel scacchiere italiano. Essi rimanevano, in tema di strategia, fermi alla loro convinzione che, per conseguire la vittoria finale, ci si doveva concentrare sull’obiettivo principale, perseguirlo con il massimo della concentrazione degli sforzi nel momento e nel punto decisivo, limitando al massimo, se non per operazioni diversive, di inganno e sussidiarie, ogni operazione su obiettivi collaterali. Questa strategia era direttamente discendente dalla loro politica che voleva essere distante da quello che loro consideravano antiquati poteri politici europei e vedevano con diffidenza e circospezione il colonialismo britannico in tutte le sue forme. In più non volevano essere coinvolti in operazioni nel centro Europa né tantomeno nell’Europa Orientale, impegno che consideravano solo un sperpero di risorse e di vite umane. Il loro desiderio era quello di terminare il più velocemente possibile la guerra in Europa e concentrarsi totalmente contro il Giappone.

I Britannici, di contro, adottavano anche in questa guerra la loro tradizionale strategia indiretta e pragmatica, ovvero, per le operazioni terrestri, la strategia del Debole verso il Forte. Era una strategia che aveva dato, al momento in cui la Gran Bretagna era stata chiamata a combattere potenze continentali, copiosi frutti, primi fra tutti la vittoria su Napoleone un secolo mezzo prima. Partendo dal principio che la Gran Bretagna non aveva forze terrestri paragonabili a quelle della Germania, la Gran Bretagna riteneva necessario ed utile attaccare la periferia della potenza nemica, cioè tedesca, cercare di creare discordie fra la coalizione nemica (l’Asse italo-tedesco), porre il blocco navale[2] ed attenderne gli effetti; intensificare i bombardamenti aerei, minare il fronte interno nemico, evitare ogni scontro diretto di vaste proporzioni in cui si sarebbero arrischiate le relativamente poche forze terrestri; tutto in attesa di assestare, al momento e luogo opportuno, il colpo risolutivo finale, che avrebbe dato la vittoria. Questa strategia era anche in gran parte giustificata dal ricordo ancora vivissimo della carneficina della Prima Guerra Mondiale, il cui solo pensiero faceva abortire ogni progetto di attacco diretto.

Con l’uscita dell’Italia dalla guerra, e severamente impegnata dalla Unione Sovietica, la Germania stava iniziando a cedere; basta attendere il momento opportuno e la vittoria sarebbe stata conseguita. Non erano necessari sbarchi in Francia: tutte le forze dovevano essere tenute in Italia, da cui, crollata la Germania, sarebbero state indirizzate su Vienna ed il centro Europa a fermare e contrastare l’avanzata sovietica.

Lo scontro tra queste due opposte visioni strategiche era costante. Nel giugno 1944, quando conquistata e superata Roma, e le truppe Alleate entravano nelle Marche, si avvicinava sempre più il momento di decidere. I termini del problema strategico-operativo erano chiari: o proseguire speditamente verso Nord e, superati gli Appennini, arrivare alle Alpi, avendo conquistato la Pianura Padana, oppure destinare le migliore forze presenti in Italia alla operazione “Anvil”, cioè lo sbarco in Provenza, sottraendole naturalmente al fronte italiano. La disputa su questi termini, aggravata dal fatto che le forze sottratte al fronte italiano dovevano essere sostituite e si balenava quello che i Britannici non volevano nemmeno prendere in considerazione, ovvero armare ed equipaggiare forze italiane, alterava ed avvelenava tutti i rapporti fra Alleati. La disputa su questa questione e le decisioni conseguenti avrebbero condizionato le operazioni in Italia nell’estate 1944 ed anche dopo.[3]

 1.Una profonda frattura sarà pubblicato in data odierna

2. Le operazioni alleate nel giugno 1944.  sarà pubblicato in data 30 maggio 2022

3.Il dibattito strategico-operativo: che fare in Italia. sarà pubblicato in data 10 giugno 2022

4. Sotto il segno di “Anvil”.  sarà pubblicato in data 20 giugno 2022

5.Il ruolo del Corpo Italiano di Liberazione. sarà pubblicato in data 30 giugno 2022

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Questi temi sono stati dibattuti al convegno “Gli Alleati da Salerno ad Anzio” tenutosi il 24 gennaio 2004 alla sala delle Conchiglie di Villa Adele ad Anzio organizzato dalla Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento e dalla Guerra di Liberazione (A.N.R.P., coordinato e presieduto dal Prof. Enzo Orlanducci.)

[2] In campo marittimo la Gran Bretagna attuava la strategia del Forte verso il Debole, con l’obiettivo finale quello di “strangolare” la potenza continentale, privandola di ogni aiuto esterno. Questa strategia, nel 1943, stava per essere messa fortemente in crisi dall’azione dell’arma sottomarina tedesca, a un passo dal divenire vincitrice della Battaglia dell’Atlantico. La Gran Bretagna, senza gli aiuti statunitensi e quelli provenienti dal resto dell’Impero, aveva risorse per poco più di un mese di sopravvivenza.

[3] Il famoso e quanto mai discutibile messaggio del Comandante in Capo del XV Gruppo di Armate in Italia, Maresciallo Alexander al movimento di Resistenza nel Nord Italia nell’autunno 1944 con il quale si invitavano i “Partigiani”alla stasi invernale, ovvero a deporre le armi e ritornare a casa, ha le sue lontani e chiare origini da queste discussioni.

[4] Jackson W.G.F, La battaglia d’Italia, Milano, Il Club degli Editori, 1970.

[5] Jackson W.G.F, La battaglia d’Italia, cit., pag. 308

[6] In pratica l’esame fu superato con Filottrano e con la partecipazione alla liberazione di Ancona e del suo polo logistico nella seconda decade di luglio 1944.